Trentuno dicembre
A questo periodo dell’anno chiediamo di poter sperare. Qualcuno preferisce sparare e far rumore, non sempre con innocenti botti. Festeggiare può essere angosciante, in effetti. Ma c’è ancora chi prova ad attraversare questo tempo con la sobrietà di piccole gratificazioni: un sorso di vino mosso, qualche abbraccio, una lieve immotivata euforia. E la speranza. Una speranza propria ma non “privata”, qualcosa che ci completi e dia più significato alle nostre fatiche. Una meta che ci è sfuggita: è a portata di mano o forse ancora lontana. Un’aspettativa che ci ha reso impazienti. Non c’è altro. Ma vi sembra poco?
I nuovi libri di Untitl.Ed
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Italiano
Credo di essere molto più italiano di Berlusconi, uno che fa nascere figli e nipoti in Svizzera, uno che ha le sue società capogruppo in paesi stranieri. Eppure bisogna riconoscere che Berlusconi è italianissimo. Ha tutti i vizi dell’italiano: falsità, adulazione, corruzione, gallismo, machiavellismo, familismo amorale, ideologismo ipocrita, astuzia, pseudoliberismo, eccetera. L’italiano somiglia moltissimo a Berlusconi e quindi non è un’anomalia che abbia preso il potere: è l’inevitabile prodotto di una cultura e di una identificazione di massa (anche un poco liberatoria e deresponsabilizzante). Ecco quindi che c’è qualche giustificazione alle roboanti affermazioni del premier, ad esempio quando afferma che i suoi avversari sarebbero antitaliani, quando dice che il fatto di essere stato eletto dal popolo (cosa non proprio vera) lo autorizza a non rispettare le Istituzioni e a farsi le Leggi che preferisce, quando proclama che chiamerà il popolo a esprimersi sulla rifoma costituzionale (in una “sublime” concessione di sovranità che il popolo ha di diritto!). Tutto questo fa profondamente, antropologicamente, parte del carattere italico. Insomma, non si sa cosa sia meglio: forse antitaliani.
Poche scorie
Ci passo, di tanto in tanto, da quelle parti. Per lavoro. Mi riferisco a Bosco Marengo, un comune in provincia di Alessandria. Scopro solo ora che c’è una causa in Tribunale a Torino per impedire che un sito (peraltro vicinissimo ad una strada molto trafficata) appena fuori il paese diventi un deposito di scorie radioattive. Qui trovate tutte le notizie, se vi interessa. Io, se le cose si mettono male, credo che farò un giro largo.
A volte ritornano (per fortuna)
Scrive Alcor in un commento: “non si fa critica, nei e con i commenti, si fa comunità”. L’avranno capito i lettori-scrittori-critici di questo dibattito rivelatore? Non resta che leggere.
Omniafacebook
Insomma, è così. Se non sei su fb, non sei più nessuno. I blog languono, in astinenza da lettori. Persone e personaggi abbandonano (o trascurano) i luoghi della scrittura e del commento per l’adolescenziale potenza aggregativa di facebook. Dico tutto questo per averlo sperimentato, mica per fare il passatista! Ci sono anch’io su fb, anche se non come omniaficta. Dopo una decina di giorni di curiosità e di “frenetica” partecipazione, già mi annoia. Forse c’è anche un po’ di snobismo, ma la vera ragione è che questo apparente inno all’amicizia ne è invece il rovesciamento. I veri amici non hanno bisogno di restare in contatto, perché all’amicizia basta poco, se ha una storia alle spalle. Questa accumulazione di contatti, invece, si risolve tutta nel qui e ora di una homepage. E tutto si risolve in un gioco di società (visto che la Società, quella che dà senso al vivere con gli altri, non esiste più, come ci ha ricordato Paolini ieri sera su La 7). Un gioco che può anche essere piacevole e gratificante, ma è estremamente fuorviante se preso sul serio.
Ma a chi lo dico? Sono tutti fuori a giocare.
Il sogno della Ragione (diciamo l’incubo)
Sul supplemento DOMENICA de Il Sole 24 Ore del 1 novembre, Gilberto Corbellini recensisce ben due libri senza dire quasi nulla del loro contenuto (quasi non li avesse nemmeno letti). Se la prende invece con chi si oppone agli OGM, con l’argomento preferito dalla propaganda dei produttori di semi ovvero l’accusa di oscurantismo antiscientifico. Scrive di un “oscurantismo tecnofobico (anti-ogm in prima istanza) che asseconda gli interessi parassitari di nicchia di Coldiretti, Coop e Slow Food”. Interessi parassitari? Non si capisce quali possano essere gli interessi parassitari di un’associazione di categoria, di un’impresa cooperativa e di un’associazione culturale. E Corbellini non ne cita uno (alla faccia di un atteggiamento scientifico che dovrebbe essere sempre fondato su prove di quello che si afferma). Il giornale di Confindustria non è nuovo ad attacchi di questo tipo. Ha spesso dedicato pagine a difendere gli OGM da presunti passatisti, interessati e bugiardi. E chissà perché lo fa. Peccato che gli OGM (quelli utilizzati in agricoltura) non siano sinonimo di ricerca scientifica. Sono piuttosto il perverso risultato della ricerca di profitto. Ciò contro cui i presunti oscurantisti si scagliano è infatti la privatizzazione degli organismi finalizzata al profitto a breve termine, non certo la ricerca genetica che peraltro si occupa di ben altri aspetti e problemi. La proprietà privata degli OGM è il problema (se vogliamo lasciare da parte l’insufficienza di evidenze sulla loro maggiore produttività e salubrità). Sapete, è come se io modificassi alcune righe di un romanzo scritto da un altro e lo ripubblicassi come se fosse mio. Pensereste che è una cosa ben fatta? Ebbene, le ditte di sementi OGM fanno esattamente questo: brevettano interi organismi cui è stata modificata solo una piccolissima porzione di patrimonio genetico. Dove sono dunque gli interessi parassitari? Insomma, Corbellini s’illude se pensa di essere un difensore della ragione e della scienza. La sua è un’ideologia assai più infondata e “interessata” di quella di chi si pone dubbi e domande sugli OGM. Dubbi e domande a cui si dovrebbe rispondere con evidenze scientifiche, una volta tanto, invece di reagire con accuse generiche ed evidentemente propagandistiche. Ma questo è un sogno, lo so.
L’occasione
Queste primarie sono state l’occasione per restituire una passione, per discutere, per ravvivare l’impegno. Sono l’occasione per un gruppo dirigente di dimostrare se sa essere all’altezza di un popolo che non si tira indietro, che ci crede fino in fondo, a dispetto di tutto quello che non va. Un’occasione da non perdere.
Perchè?
Argentin, Bersani, Boccuzzi, Boffa, Bucchino, Calearo Ciman, Malgaro, Capodicasa, Carra, Ceccuzzi, Cesario, Codurelli, D’Alema, Damiano, D’Antoni, De Micheli, Esposito, Fiano, Fioroni, Franceschini, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Gozi, La Forgia, Levi, Lolli, Losacco, Maran, Marchignoli, Martino, Meta, Mogherini Rebesani, Mosella, Picierno, Pistelli, Pollastrini, Pompili, Porta, Portas, Realacci, Rosato, Sani, Servodio, Tenaglia, Turco, Vaccaio, Vassallo, Vernetti, Villecco Calidari, Zampa. Perchè?




