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Ferie finite

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Lunedi si torna al lavoro. E si torna, forse, a scrivere. Comunque mi sento proprio riposato. Proprio.

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Written by omniaficta

7 agosto 2010 at 13:31

Pubblicato su microbiografie

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Intimo-pubblico

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Qualche tempo fa, proseguendo una riflessione che aveva coinvolto alcuni vecchi blogger, avevo scritto un post che era stato ripreso e linkato con qualche incomprensione. Proponevo l’avvio di una riflessione, niente di trascendentale. Guadagnai l’accusa di aver postato aria fritta. Bene, giudicate voi se una riflessione su quello che si sta facendo qui e altrove è più ariafritta di quello che leggete sui giornali  o di quello che guardate in TV. Ecco perchè ci vorrei ritornare; perché è importante pensare, scrivere (con tutti i propri limiti, ovviamente) e confrontarsi per poter difendere con cognizione i pochi spazi di libera elaborazione e condivisione culturale che ci sono rimasti. Il blog è uno di questi, ma chissà per quanto.

Questo (in blu) è un pezzo del post:

Qualcuno potrebbe dire che la scrittura non “espone”, non abbastanza, che non è affatto un volto ma solo una comunicazione. Non condivido questa idea. Perché confonde una difficoltà di riconoscimento (che è anche una difesa dall’impressione di scandalo che suscita) con una intrinseca impossibilità. Ma se il linguaggio-volto si può veramente realizzare, pur essendo un apparente paradosso, è solo per merito di un altro paradosso, quello che è stato chiamato l’intimo-pubblico. Che cos’è? Ma ancora prima, esiste? Risponderei, per ora, solo a questa seconda domanda con due citazioni che sembrano particolarmente adatte a focalizzare il locus di una dimensione intimo-pubblica.

Citazione 1: “(…) la comparsa del linguaggio e di tutto il contesto sociale dell’uomo, genera questo fenomeno inedito – per quello che sappiamo – della mente e della coscienza di sé, come l’esperienza più intima dell’essere umano” *.

Citazione 2: “la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed è lì che si realizza la loro dinamica” *.

[*.H. Maturana, F. Varela: L’albero della conoscenza. (traduzione di G. Melone). Garzanti 1987. I corsivi sono miei.]

Ora, se questa scrittura costituisce un volto, per quale motivo mi rivolgo alla mente e alla coscienza per focalizzare l’intimo-pubblico? Perché non al corpo? O al linguaggio? Insomma, se questa dimensione esiste, dov’è?

La risposta non sta in una minuziosa ricerca, ma nell’ampliamento dello sguardo o, in termine tecnico e significamente metaforico, del visus. Non si può comprendere la radicale difficoltà dell’intimo-pubblico senza riconoscere che il suo significato sta nel connettere discorsivamente ciò che è connesso realmente. Non separa e non confonde. Il trattino tra le due parole non è un punto cieco ma una connessione non riconosciuta, inafferrabile e sempre presente.

Dov’è? Ovunque, perché linguaggio, mente, e corpo non hanno senso singolarmente. Solo se pensate nella loro relazione costitutiva possono rappresentare il  funzionamento incompleto del soggetto. Incompleto perché il soggetto non è né autosufficiente, né autonomo. Dipende. Proprio così, dipende dal mondo prossimale che incessantemente lo trasforma.

Ecco allora che intimo-pubblico significa prima di tutto essere in intimità con la parte pubblica della nostra vita, quella che ci tiene in contatto con gli altri. Quella che ci forma come soggetti che possono trovare senso solo in un’esistenza sociale. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, è il contrario dell’esibizionismo. Non si tratta dunque di esibire pubblicamente ciò che è sentito come intimo. Al contrario, l’intimo-pubblico è aprirsi e accoglire pienamente la dimensione pubblica, ovvero ciò che si condivide, prima di tutto attraverso il linguaggio. Dunque, la dimensione pubblica non va considerata come qualcosa che ci espropria, ma come qualcosa che ci costituisce intimamente. La consapevolezza di questo fatto può (poteva?) trovare nel blog una possibilità di realizzazione, o almeno può (poteva?) rendere possibile una potenzialità che attraverso la scrittura mette in contatto con una esperienza intimo-pubblica diversa da altre forme di relazione interpersonale.

Tutto molto inutile e pomposo, vero? Massì. Torniamo a occuparci di cose serie.

Written by omniaficta

19 gennaio 2010 at 21:35

I nuovi libri di Untitl.Ed

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I bellissimi libri di Untitled Editori: cercateli, leggeteli, regalateli.

"Guida al prossimo vostro" di Giacomo Bencistà

"Sgabello" di Sarah Spinazzola

"Animanti"

Written by omniaficta

9 dicembre 2009 at 19:31

Omniafacebook

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facebookInsomma, è così. Se non sei su fb, non sei più nessuno. I blog languono, in astinenza da lettori. Persone e personaggi abbandonano (o trascurano) i luoghi della scrittura e del commento per l’adolescenziale potenza aggregativa di facebook. Dico tutto questo per averlo sperimentato, mica per fare il passatista! Ci sono anch’io su fb, anche se non come omniaficta. Dopo una decina di giorni di curiosità e di “frenetica” partecipazione, già mi annoia. Forse c’è anche un po’ di snobismo, ma la vera ragione è che questo apparente inno all’amicizia ne è invece il rovesciamento. I veri amici non hanno bisogno di restare in contatto, perché all’amicizia basta poco, se ha una storia alle spalle. Questa accumulazione di contatti, invece, si risolve tutta nel qui e ora di una homepage. E tutto si risolve in un gioco di società (visto che la Società, quella che dà senso al vivere con gli altri, non esiste più, come ci ha ricordato Paolini ieri sera su La 7). Un gioco che può anche essere piacevole e gratificante, ma è estremamente fuorviante se preso sul serio.

Ma a chi lo dico? Sono tutti fuori a giocare.

Written by omniaficta

10 novembre 2009 at 18:11

Critica della ragion virtuale

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Sul sito dell’editore Il Pensiero Scientifico c’è un’interessante intervista al rianimatore Giuseppe Gristina, un medico che ha aperto un blog con un collega, divulgando una lettera aperta sul dibattico bioetico e politico e cercando così di aggregare una parte del fronte “laico” su temi delicati (ad esempio, stato vegetativo e nutrizione artificiale). Nell’intervista affronta il tema dell’uso del blog per la discussione e la promozione di idee, sia scientifiche che politiche. E appare scettico e deluso.

Ora, se andate a leggere il blog, vedete subito dove sta il problema e dove nasce la delusione. Per dirlo brutalmente, non si tratta affatto di un blog. C’è la lettera aperta, la pagina di adesione e una serie di corposi commenti. Fine. Non ci sono altri post e non ci sono link. In altre parole la delusione nasce dal fatto di non aver sfruttato correttamente lo strumento che viene offerto dal blog.

Dice il dr. Gristina nell’intervista: “Accade che più blog intervengano su un tema condividendo la medesima idea. Se si unissero avrebbero un maggiore impatto. Al contrario accade che A, B e C pensano la stessa cosa e, invece di convergere in una quarta unità D, procedono ciascuno per la propria strada, senza riuscire ad ottenere quella massa critica, che è essenziale per passare a un piano superiore per espandere quanto più possibile il tuo pensiero.”

Sarà vero? Occorre veramente puntare ad una massa critica? Dipende, è chiaro. Per fare politica (in senso ampio) può essere necessario, ma per fare pensiero non serve. Certo, occorre darsi da fare e navigare e commentare e scrivere e postare. E occorre stare ben dentro la relazione che si crea attraverso il blog. La diffidenza verso il “virtuale” (un po’ anacronistica, per la verità) che emerge dall’intervista è il principale ostacolo verso un uso efficace del blog. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso, non solo tra chi fa fatica ad adattarsi alla dinamicità di internet, ma anche in molti giovani che lo usano abilmente senza capire la sostanza relazionale che rende possibile il pensiero. Più che di massa critica, avremmo bisogno di una capacità critica di massa.

Written by omniaficta

26 marzo 2009 at 18:43

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Only bloggers

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Si dice che i blogger non contano nulla. Forse non è più vero, ma non c’è da rallegrarsene. Se masticate un po’ d’inglese leggete questo.

Written by omniaficta

24 giugno 2008 at 16:33

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Un blog non è un diario

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… e nemmeno una casa, una vetrina, una piazza. Il blog non è paragonabile a niente, potenzialmente è una dimensione inaudita della presenza mediata. Una dimensione che ci restituisce l’esperienza dell’esposizione, dell’essere esposti linguisticamente. Solo il blog che fa questa esperienza è inaudito. Tutto il resto è fuffa o informazione o strumentale esibizione di talento o rappresentazione di un sé parziale, eccetera (cose tutt’altro che secondarie e insignificanti, sia chiaro).
Qualcuno potrebbe dire che la scrittura non “espone”, non abbastanza, che non è affatto un volto ma solo una comunicazione. Non condivido questa idea. Perché confonde una difficoltà di riconoscimento (che è anche una difesa dall’impressione di scandalo che suscita) con una intrinseca impossibilità. Ma se il linguaggio-volto si può veramente realizzare, pur essendo un apparente paradosso, è solo per merito di un altro paradosso, quello che è stato chiamato l’intimo-pubblico. Che cos’è? Ma ancora prima, esiste? Provo a rispondere, per ora, solo a questa seconda domanda con due citazioni che sembrano particolarmente adatte a focalizzare il “luogo” di una dimensione intimo-pubblica.
Citazione 1: “(…) la comparsa del linguaggio e di tutto il contesto sociale dell’uomo, genera questo fenomeno inedito – per quello che sappiamo – della mente e della coscienza di sé, come l’esperienza più intima dell’essere umano” *.
Citazione 2: “la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed è lì che si realizza la loro dinamica” *.
* H. Maturana, F. Varela: L’albero della conoscenza. (traduzione di G. Melone). Garzanti 1987. I corsivi sono miei.

Written by omniaficta

15 febbraio 2008 at 11:08