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Strumenti di pace

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I blogger non sono inutili, lo sapevate?

Strumenti di pace

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Written by omniaficta

11 febbraio 2010 at 18:17

Intimo-pubblico

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Qualche tempo fa, proseguendo una riflessione che aveva coinvolto alcuni vecchi blogger, avevo scritto un post che era stato ripreso e linkato con qualche incomprensione. Proponevo l’avvio di una riflessione, niente di trascendentale. Guadagnai l’accusa di aver postato aria fritta. Bene, giudicate voi se una riflessione su quello che si sta facendo qui e altrove è più ariafritta di quello che leggete sui giornali  o di quello che guardate in TV. Ecco perchè ci vorrei ritornare; perché è importante pensare, scrivere (con tutti i propri limiti, ovviamente) e confrontarsi per poter difendere con cognizione i pochi spazi di libera elaborazione e condivisione culturale che ci sono rimasti. Il blog è uno di questi, ma chissà per quanto.

Questo (in blu) è un pezzo del post:

Qualcuno potrebbe dire che la scrittura non “espone”, non abbastanza, che non è affatto un volto ma solo una comunicazione. Non condivido questa idea. Perché confonde una difficoltà di riconoscimento (che è anche una difesa dall’impressione di scandalo che suscita) con una intrinseca impossibilità. Ma se il linguaggio-volto si può veramente realizzare, pur essendo un apparente paradosso, è solo per merito di un altro paradosso, quello che è stato chiamato l’intimo-pubblico. Che cos’è? Ma ancora prima, esiste? Risponderei, per ora, solo a questa seconda domanda con due citazioni che sembrano particolarmente adatte a focalizzare il locus di una dimensione intimo-pubblica.

Citazione 1: “(…) la comparsa del linguaggio e di tutto il contesto sociale dell’uomo, genera questo fenomeno inedito – per quello che sappiamo – della mente e della coscienza di sé, come l’esperienza più intima dell’essere umano” *.

Citazione 2: “la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed è lì che si realizza la loro dinamica” *.

[*.H. Maturana, F. Varela: L’albero della conoscenza. (traduzione di G. Melone). Garzanti 1987. I corsivi sono miei.]

Ora, se questa scrittura costituisce un volto, per quale motivo mi rivolgo alla mente e alla coscienza per focalizzare l’intimo-pubblico? Perché non al corpo? O al linguaggio? Insomma, se questa dimensione esiste, dov’è?

La risposta non sta in una minuziosa ricerca, ma nell’ampliamento dello sguardo o, in termine tecnico e significamente metaforico, del visus. Non si può comprendere la radicale difficoltà dell’intimo-pubblico senza riconoscere che il suo significato sta nel connettere discorsivamente ciò che è connesso realmente. Non separa e non confonde. Il trattino tra le due parole non è un punto cieco ma una connessione non riconosciuta, inafferrabile e sempre presente.

Dov’è? Ovunque, perché linguaggio, mente, e corpo non hanno senso singolarmente. Solo se pensate nella loro relazione costitutiva possono rappresentare il  funzionamento incompleto del soggetto. Incompleto perché il soggetto non è né autosufficiente, né autonomo. Dipende. Proprio così, dipende dal mondo prossimale che incessantemente lo trasforma.

Ecco allora che intimo-pubblico significa prima di tutto essere in intimità con la parte pubblica della nostra vita, quella che ci tiene in contatto con gli altri. Quella che ci forma come soggetti che possono trovare senso solo in un’esistenza sociale. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, è il contrario dell’esibizionismo. Non si tratta dunque di esibire pubblicamente ciò che è sentito come intimo. Al contrario, l’intimo-pubblico è aprirsi e accoglire pienamente la dimensione pubblica, ovvero ciò che si condivide, prima di tutto attraverso il linguaggio. Dunque, la dimensione pubblica non va considerata come qualcosa che ci espropria, ma come qualcosa che ci costituisce intimamente. La consapevolezza di questo fatto può (poteva?) trovare nel blog una possibilità di realizzazione, o almeno può (poteva?) rendere possibile una potenzialità che attraverso la scrittura mette in contatto con una esperienza intimo-pubblica diversa da altre forme di relazione interpersonale.

Tutto molto inutile e pomposo, vero? Massì. Torniamo a occuparci di cose serie.

Written by omniaficta

19 gennaio 2010 at 21:35

Detitolati

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Ulteriori notizie e aggiornamenti sul sito di Untitl.Ed.

Written by omniaficta

5 gennaio 2010 at 18:40

I nuovi libri di Untitl.Ed

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I bellissimi libri di Untitled Editori: cercateli, leggeteli, regalateli.

"Guida al prossimo vostro" di Giacomo Bencistà

"Sgabello" di Sarah Spinazzola

"Animanti"

Written by omniaficta

9 dicembre 2009 at 19:31

Utopia

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Una pagina su La Repubblica di martedi 29 luglio dedicata al blog, al suo significato di condivisione e di spazio pubblico, firmata da Marino Niola. Cose non nuove, ma che ancora non avevo letto su un grande quotidiano, perlomeno non con tale convinzione e competenza. L’articolo si conclude così:

“Per quanto diversi tra loro, i blogger nascono dal linguaggio e vivono di linguaggio. Un regime democratico, dove ciascuno è opinionista nel libero mercato delle opinioni, senza gerarchie di posizione, senza ruoli, senza il peso dell’autorità. Dove ognuno è quel che scrive, dove tutti hanno pari facoltà d’interlocuzione. E’ la nuova utopia della libertà e dell’eguaglianza. Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne ed ossa”.

Written by omniaficta

30 luglio 2008 at 17:44

Pubblicato su blog

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Paese che vai …

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Fouad 

Domanda retorica: perchè Mr. Bush non prova a esportare un po’ di democrazia anche in Arabia Saudita? La risposta la sappiamo. Sappiamo anche che in Arabia Saudita è stato arrestato un blogger il 10 dicembre,  si chiama Fouad Ahmed al-Farhan e mentre molti, nel mondo, si interessano al suo destino, in Italia si corre in difesa del Papa e non se ne parla quasi. Non mi risulta che questo blogger sia un poco di buono; da quello che ho letto si interessava di prigionieri politici e aveva criticato qualche potente, tutto qui. Tutto qui? In alcuni paesi ci vuole un bel fegato per fare molto meno. Non servirà a niente, ma perchè non proviamo a guardare oltre il nostro pavido circo mediatico? Mica per fare grandi cose, solo per sapere che qualcuno paga un prezzo alto per scrivere e pubblicare quello che pensa. Giusto per pensarci, anche noi.

Written by omniaficta

19 gennaio 2008 at 23:54

Pubblicato su contraddetti

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