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L’arte dell’impossibile

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Non è facile scrivere di politica in questo momento di svolta. Da 1994 ad oggi abbiamo avuto una relativa stabilità di protagonisti e di programmi che si è tradotta anche in immobilismo e degenerazione valoriale. Abbiamo dovuto aspettare una recessione economica per vedere la reazione elettorale alla chiusura impotente delle forze politiche “tradizionali”. L’elettorato non è però del tutto colpevole per questi due decenni di sterile conflitto politico. Ci ha provato a dare una maggioranza ora a l’uno ora all’altro “polo” del pianeta della politica. Ma non è servito a muovere il Paese verso cambiamenti di un qualche significato. Nessuna riforma veramente vantaggiosa per l’interesse generale è stata realizzata in 20 anni. L’industria è stata abbandonata al suo destino. Le risorse culturali e ambientali non hanno ricevuto nessuna protezione e valorizzazione. La scuola e la sanità pubbliche sono state ridimensionate, burocratizzate e “privatizzate”, con un depauperamento inesorabile delle capacità di promuovere la qualità della vita di ogni cittadino. La giustizia ha continuato ad essere lenta, farraginosa e inefficace. Le infrastrutture non hanno avuto uno sviluppo fondato su progettualità e coerenza strategica, restando spesso in condizioni di carente manutenzione. Il “federalismo” è stato declinato in un decentramento sempre più iniquo, opaco e costoso. Il “sistema radiotelevisivo” continua ad essere il meno pluralista del mondo occidentale, congelato nella sua realtà oligopolistica ereditata dalla prima Repubblica. I lavoratori sono stati privati delle conquiste ottenute in decenni di lotte. Il ceto politico, nel frattempo, non ha rinunciato ad attribuirsi crescenti risorse, dirette e indirette. E si potrebbe continuare a lungo il dolente elenco delle occasioni mancate. Abbiamo avuto una destra non-liberale e una sinistra non-progressista. Bisogna riconoscerlo: l’elettore italiano ha avuto una mostruosa pazienza e forse anche un po’ di eccessiva caparbietà. Ma quanto poteva durare?

La svolta è ora davanti ai nostri occhi. E non è per niente facile scriverne. Tutto deve essere ripensato. La smania di commentare è comprensibile ma produce un brusio nebbioso che nasconde invece di rivelare. Non so se ci avete fatto caso, ma queste elezioni sono le prime in cui nessuno si comporta da vincitore. Però tutti dettano condizioni e mostrano i muscoli. Questa strana congiuntura non merita forse una riflessione che non si precipiti alle conclusioni? Almeno per me è così. Non so immaginare cosa succederà. Non ho “consigli” per nessuno. So cosa non mi piacerebbe, ma ad essere onesto non c’è molto che mi piaccia nello scenario che si prepara. E mi domando se l’elettore non debba prepararsi ad avere ancora tanta pazienza. O se non sia il caso di sperare che sia giunta al limite.

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Written by omniaficta

2 marzo 2013 at 16:54

Perchè?

with 5 comments

Argentin, Bersani, Boccuzzi, Boffa, Bucchino, Calearo Ciman, Malgaro, Capodicasa, Carra, Ceccuzzi, Cesario, Codurelli, D’Alema, Damiano, D’Antoni, De Micheli, Esposito, Fiano, Fioroni, Franceschini, Gaglione, Garofani, Giacomelli, Gozi, La Forgia, Levi, Lolli, Losacco, Maran, Marchignoli, Martino, Meta, Mogherini Rebesani, Mosella, Picierno, Pistelli, Pollastrini, Pompili, Porta, Portas, Realacci, Rosato, Sani, Servodio, Tenaglia, Turco, Vaccaio, Vassallo, Vernetti, Villecco Calidari, Zampa. Perchè?

Written by omniaficta

2 ottobre 2009 at 14:42