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La bandiera strappata

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La mobilitazione contro la proposta di legge 1360, “Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra” presentata il 23 giugno 2008 dal PDL, sta cercando di decollare in un clima di indifferenza dei media e di rassegnazione degli italiani che ancora riconoscono alla Resistenza il ruolo di un evento fondativo.

Per chi non conoscesse ancora la proposta 1360, ecco un assaggio della sua volgare mistificazione della realtà, condita da una logica incoerente e da un’incerta sintassi:

“Non s’intende proponendo l’istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull’altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e «imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, «liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria. Solo partendo da considerazioni contingenti e realistiche è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale, oramai lontano, eredità amara di un passato doloroso, consegnato per sempre alla storia patria. Questo progetto di legge è coerente con la cultura di pace e di pacificazione della nuova Italia, post-bellica, repubblicana e democratica; memore delle distruzioni morali e materiali provocate dal conflitto mondiale; orgogliosa della rinascita operata dalla laboriosità del suo popolo; rinnovata nelle istituzioni di una classe dirigente espressa per la prima volta dal popolo, libero e sovrano; consapevole della necessità di rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività. Per queste considerazioni, attribuiamo al progetto di legge in esame un forte valore simbolico e sociale, che valga a superare tutti gli steccati ideologici che hanno reso difficile per troppi anni la possibilità di riconoscere socialmente i meriti e il sacrificio di coloro che hanno combattuto consapevolmente per il Tricolore; ad essi, dopo oltre sessanta anni dalla fine della guerra e nel sessantesimo anniversario della nostra Costituzione, il Parlamento italiano, per motivi di equità e di giustizia, deve tributare un riconoscimento analogo a quello concesso ai cavalieri di Vittorio Veneto.”


Ovviamente questa proposta è un attacco senza precedenti alle stesse basi ideali e simboliche della nostra Repubblica. La Resistenza non è stata tutta eroismo e limpidezza cristallina degli ideali, ma non è questo il problema. La Resistenza, come tutte le azioni umane, ha luci ed ombre. Resta il fatto che è stata la base “formativa” della nostra democrazia. La prima democrazia che l’Italia abbia avuto ha le sue radici in quella lotta. Anche per questo non si può accettare la “pari dignità” tra partigiani e repubblichini.

Per saperne di più, c’è il sito dell’ANPI.

Written by omniaficta

1 marzo 2009 at 13:32

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Grazie Presidente

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Il Presidente a Genova

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esce da Palazzo Ducale dopo il discorso per le celebrazioni del 25 aprile a Genova.

Written by omniaficta

25 aprile 2008 at 21:08