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Gemelli diversi?

with 8 comments

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Written by omniaficta

26 settembre 2010 a 21:49

8 Risposte

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  1. Che simpaticoni. Ma davvero quello è beppe grillo? s’è illividito alquanto, a furia di voler assomigliare a bentivoglio… Ma senti: a un sondaggio fatto in casa che abbiamo fatto alla festa democratica (si votava tipo elezione dei capiclasse, mettendo delle crocette sotto i faccioni di alcuni candidati “leader”), s’è preso pure 4 voti. Tanto quanto saviano, per dire. Ma un voto era del capo cittadino dei grillini, che è arrivato tutto incazzato, che è sempre incazzato, non si capisce se con la cittadinanza, coi partiti, con tutti insomma altro che populismo. Volevo parlare con lui ma mi ha piantata lì e se n’è andato. Incazzato.

    untitled io

    27 settembre 2010 at 07:18

  2. La somiglianza che ci trovo io sta nel fatto che si pongano fuori dalla politica nello stesso momento in cui fanno politica. Mi sembra una posizione sostanzialmente “totalitaria”. Non vogliono dialogare, fingono di essere espressione diretta di un popolo, denigrano chi li critica. Alimentano incazzature latenti nella maggioranza silenziosa e negli orfani della sinistra. Sono molto diversi per mezzi ed obiettivi, ma questo tratto comune li rende sorprendentemente speculari. Ma gli elettori si porranno mai il problema?

    omniaficta

    27 settembre 2010 at 16:49

  3. Però con tutta questa voglia di capi carismatici di qua, incazzati di là e con la gente assuefatta, la domanda è: con quali parole e strumenti si può fare ragionare la gente?

    ange

    28 settembre 2010 at 15:09

  4. Maaa… a parte sti due insopportabili, secondo me un leader che faccia proprio il mestiere di leader ci vuole. Sono abbastanza d’accordo con chiamparino quando dice che “non c’è più nessuno oggi che per votarti ti chiede se sei liberalsocialista o cos’altro”. E quando ricorda che la sinistra al governo cominciò a suicidarsi “quando la coalizione prese il sopravvento sul profilo del Professore con le trattative estenuanti, il tira e molla, il programma-monstre”. Insomma: se a una persona che ti sembra degna di fiducia puoi perdonare alcuni difetti, un programma lo vuoi che ti rispecchi punto per punto, e come si fa? siamo troppi, a sinistra!

    untitled io

    29 settembre 2010 at 15:38

  5. @ ange. La “gente” non ragiona, se va bene pensa. E allora facciamola pensare, con le nostre piccole conversazioni e discussioni, con una retorica più “sentita”, con idee che nascono dai bisogni e dalle esigenze e non dalle accademie e dalle “segreterie”. Servirà? Non so, ma trovo possibile e appassionante provarci.
    @ untitled_io. La denigrazione che Grillo fa della classe politica è antidemocratica, secondo me. Perché la democrazia è sempre (ripeto, sempre) fondata su un meccanismo di scelta dei leader che consente a tutti di partecipare. Non possiamo mica essere tutti ministri o sindaci! Ci vorrà un modo per arrivare alla scelta di chi deve assumere questi ruoli! Io mi chiedo: saremmo più democratici se al posto di B. ci fosse G.? No. Ma il modo in cui B. è andato al potere non va bene, non mi va bene, perché ha fatto leva su meccanismi di consenso ed elettorali “truccati”. Sono le regole che fanno la democrazia, non i plebisciti.

    omniaficta

    29 settembre 2010 at 21:00

  6. la popolarità dei due personaggi qui sopra non si basa su meccanismi “truccati” ma sull’uso dei media. Per molti di noi (mi ci metto n mezzo, eh?) le strategie di comunicazione continuano a essere meccanismi misteriosi, diavolerie, “opere di bruttabbestia”, cascami di populismo. In qualche modo ci rifiutiamo di considerarli strumenti democratici, perché non vogliamo averci a che fare. E magari siamo più puri, ma da puri a tonti certe volte il passo è breve. E fatale.
    Ti faccio un esempio cretino che non c’entra apparentemente niente. Nel manifesto della festa democratica di andria (e del resto della provincia), campeggiano un ragazzo e una ragazza di spalle l’uno all’altra, inclinati. Bene: nel vuoto tra i due ragazzi si disegna il profilo… il profilo di cosa? della mole antonelliana! Dai che l’hai visto: è il manifesto fatto per torino. Nessuno se n’è accorto, e se se ne sono accorti, a nessuno importa niente. E però poi, come fai a parlare di attenzione “ai territori”? E sempre a proposito di immagine, lo slogan di bersani adesso è: rimbocchiamoci le maniche. Ma ti pare? rimbocchiamoci le maniche a chi, a chi ha perso il lavoro per esempio? nei denti glielo fanno arrivare il consenso, a bersani, con tutte le sue maniche rimboccate.
    (forse sono andata fuori tema scusate)

    untitled io

    30 settembre 2010 at 14:42

  7. Il trucco a cui mi riferisco sta nell’aver imposto una narrazione fasulla con la forza dei soldi e dei media, cioè con strumenti privati e non collettivi. Un partito è un’associazione di cittadini, in genere. Forza Italia è stata un’organizzazione progettata, pianificata e realizzata con modalità aziendali, per essere lo strumento docile ed efficiente nelle mani del padrone. Cose risapute, dirai. Certo, ma qui non c’è solo l’uso dei media (anche Garibaldi sapeva usare i media…senza essere ricco), c’è l’imitazione delle forme democratiche, la finzione dei mezzi e dei fini (con l’effe minuscola), il diniego della stessa realtà fattuale. Il nostro sistema politico non aveva le regole per impedire questo disastro culturale e politico (e non ha saputo darsele in seguito), perché non ha capito che c’è questa differenza essenziale tra usare i media e possedere i media, tra disporre di risorse organizzative e avere risorse aziendali e personali. Sappiamo come è andata, ma forse non sappiamo ancora come uscirne.
    Non lo sa bene il Pd, non solo perché balbetta sul piano della comunicazione, ma ancora di più perché non ha cominciato finora a demolire la narrazione berlusconiana. Finora. L’intervento di Bersani alla Camera mi sembra un cambio di rotta, un inizio. Vendola lo dice da tempo e lavora alla definizione di un armamentario retorico e ideale per affrontare questo compito. Attenzione, però. Per demolire una narrazione che circola ovunque da 15 anni, non basta dimostrare che è falsa. Bisogna mostrare che è stata tradita da chi la raccontava. E occorre averne una credibile, una narrazione che ripari i guasti che si sono prodotti nel frattempo.
    Temo che potrebbe anche non bastare, alla fine, ma non vedo altro modo.
    cià

    omniaficta

    30 settembre 2010 at 17:57

  8. Posso dire, di corsa e en passant? “l’attenzione ai territori” è ‘na cazzata! Al PD è un ritornello che si sono inventati, patetici, per rincorrere i voti popolari andati alla Lega al nord. Ma non è inseguendo i leghisti sul loto terreno (no territorio) che sviluppi una narrazione convincente e finalmente costruttiva. Prendi Zanonato a Padova, per esempio, un PD simil-leghista: infatti è una mosca bianca che fuori da Padova non rappresenta niente, nessuna alternativa nazionale o, ancor di più, internazionale (perché un’alternativa di governo deve avere la capacità di progettare la situazione di un intero paese nel MONDO, mica a Casalpusterlengo o nella Franciacorta). Prendi la cricca PD che hanno pescato col sorcio in bocca alle Cinqueterre, per esempio: quelli hanno sempre e solo pensato al “territorio”, davvero, a casa (e alle case) loro. E sembrava pure una bella cosa, un esempio da seguire, cazzo! Fanculo al territorio. Qui bisogna che i “territori” escano da se stessi e vadano gli uni verso gli altri, ciascuno valorizzando se stesso in nome di qualcosa di altro e di oltre. Questo, fra l’altro, al di là di tutte le pur giuste e doverose osservazioni che avete già fatto su B. e su G., è il segreto delle loro parole d’ordine che non sono “territoriali”. La Lega, che è un grossissimo problema italiano (molto più di Grillo, direi), vince con le sue urla sul territorio perchè manca (adesso che il PDL non ci sta più per fortuna) un quadro di riferimento e di azione più grande che la schiacci dentro i suoi paesucoli di nebbia e freddo da cui è nata e uscita. Devono tornare dentro alle loro tane di montagna, ‘sti topi.

    caracaterina

    30 settembre 2010 at 19:17


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