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Intimo-pubblico

with 31 comments

Qualche tempo fa, proseguendo una riflessione che aveva coinvolto alcuni vecchi blogger, avevo scritto un post che era stato ripreso e linkato con qualche incomprensione. Proponevo l’avvio di una riflessione, niente di trascendentale. Guadagnai l’accusa di aver postato aria fritta. Bene, giudicate voi se una riflessione su quello che si sta facendo qui e altrove è più ariafritta di quello che leggete sui giornali  o di quello che guardate in TV. Ecco perchè ci vorrei ritornare; perché è importante pensare, scrivere (con tutti i propri limiti, ovviamente) e confrontarsi per poter difendere con cognizione i pochi spazi di libera elaborazione e condivisione culturale che ci sono rimasti. Il blog è uno di questi, ma chissà per quanto.

Questo (in blu) è un pezzo del post:

Qualcuno potrebbe dire che la scrittura non “espone”, non abbastanza, che non è affatto un volto ma solo una comunicazione. Non condivido questa idea. Perché confonde una difficoltà di riconoscimento (che è anche una difesa dall’impressione di scandalo che suscita) con una intrinseca impossibilità. Ma se il linguaggio-volto si può veramente realizzare, pur essendo un apparente paradosso, è solo per merito di un altro paradosso, quello che è stato chiamato l’intimo-pubblico. Che cos’è? Ma ancora prima, esiste? Risponderei, per ora, solo a questa seconda domanda con due citazioni che sembrano particolarmente adatte a focalizzare il locus di una dimensione intimo-pubblica.

Citazione 1: “(…) la comparsa del linguaggio e di tutto il contesto sociale dell’uomo, genera questo fenomeno inedito – per quello che sappiamo – della mente e della coscienza di sé, come l’esperienza più intima dell’essere umano” *.

Citazione 2: “la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed è lì che si realizza la loro dinamica” *.

[*.H. Maturana, F. Varela: L’albero della conoscenza. (traduzione di G. Melone). Garzanti 1987. I corsivi sono miei.]

Ora, se questa scrittura costituisce un volto, per quale motivo mi rivolgo alla mente e alla coscienza per focalizzare l’intimo-pubblico? Perché non al corpo? O al linguaggio? Insomma, se questa dimensione esiste, dov’è?

La risposta non sta in una minuziosa ricerca, ma nell’ampliamento dello sguardo o, in termine tecnico e significamente metaforico, del visus. Non si può comprendere la radicale difficoltà dell’intimo-pubblico senza riconoscere che il suo significato sta nel connettere discorsivamente ciò che è connesso realmente. Non separa e non confonde. Il trattino tra le due parole non è un punto cieco ma una connessione non riconosciuta, inafferrabile e sempre presente.

Dov’è? Ovunque, perché linguaggio, mente, e corpo non hanno senso singolarmente. Solo se pensate nella loro relazione costitutiva possono rappresentare il  funzionamento incompleto del soggetto. Incompleto perché il soggetto non è né autosufficiente, né autonomo. Dipende. Proprio così, dipende dal mondo prossimale che incessantemente lo trasforma.

Ecco allora che intimo-pubblico significa prima di tutto essere in intimità con la parte pubblica della nostra vita, quella che ci tiene in contatto con gli altri. Quella che ci forma come soggetti che possono trovare senso solo in un’esistenza sociale. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, è il contrario dell’esibizionismo. Non si tratta dunque di esibire pubblicamente ciò che è sentito come intimo. Al contrario, l’intimo-pubblico è aprirsi e accoglire pienamente la dimensione pubblica, ovvero ciò che si condivide, prima di tutto attraverso il linguaggio. Dunque, la dimensione pubblica non va considerata come qualcosa che ci espropria, ma come qualcosa che ci costituisce intimamente. La consapevolezza di questo fatto può (poteva?) trovare nel blog una possibilità di realizzazione, o almeno può (poteva?) rendere possibile una potenzialità che attraverso la scrittura mette in contatto con una esperienza intimo-pubblica diversa da altre forme di relazione interpersonale.

Tutto molto inutile e pomposo, vero? Massì. Torniamo a occuparci di cose serie.

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Written by omniaficta

19 gennaio 2010 a 21:35

31 Risposte

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  1. non è pomposo. è difficile. meditiamo.

    ferrugnonudo

    19 gennaio 2010 at 21:59

  2. @ ferrugnonudo. Grazie. E’ proprio difficile. Mi piacerebbe che qualcuno prendesse questo abbozzo d’idea e provasse a svilupparla. Così forse diventerebbe una cosa seria.

    omniaficta

    19 gennaio 2010 at 22:14

  3. Mi pare interessante invece, sto cercando anche io di trovare alcuni parallelismi tra la scrittura in ambiente digitale ( non la definisco vituale perché spesso finisce per sapere di finto contrapposto al reale= vero) e il “corporeo”. E’ banale? O ingenuo? Non so io arrivo da un ambito professionale che postula un corpo intero che comunica in vari modi e la dimensione della comunicazione non verbale trasposta nella scrittura mi sembra una sfida interessante. Stampo il post lo rileggo e ci ripenso…

    Pontitibetani

    20 gennaio 2010 at 20:35

  4. Nel 2006 avevo scritto su Intimo/Pubblico in una prospettiva diversa, prendendo spunto da una cosa di Anna che non ritrovo più /http://www.coltisbagli.it/2006/12/06/un-nascosto-manifesto-calendario/

    Il tuo post mi pare tutto fuorché inutile e pomposo. Condivido le posizioni che esprimi qui, in particolare la tua conclusione: “la dimensione pubblica non va considerata come qualcosa che ci espropria, ma come qualcosa che ci costituisce intimamente.” Io chiamo questa cosa “permeabilità della scrittura”.

    bella riflessione, non ne leggevo da un po’ di fatte così 🙂

    Matteo

    20 gennaio 2010 at 22:15

  5. magari un po’ ‘ostica al comprendonio’ ma tutt’altro che inutile, anzi…
    così di getto mi viene da dire che qualsiasi linguaggio (parola scritta, parola parlata, musica, ‘corpo’ e via dicendo) è essenzialmente un ‘codice’, quindi, volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto, ‘limita’…ma il mezzo bicchiere pieno da’ la soddisfazione di essere un mezzo (appunto) di ‘comunione’ con l”altro’…
    quanto alla ‘dimensione pubblica’ come la summa del nostro intimo, bisogna stare attenti al ‘trappolone’: ci deve essere di base una ‘sincerità’ nel palesarsi e palesare…direi quasi una ‘inconsapevolezza’…altrimenti rischia di diventare un ‘grande fratello…esempio: di’ ad un calzolaio di ‘mostrarsi’ calzolaio…diventerà la brutta copia della macchietta di sé stesso…
    è – a mio avviso, ovviamente – il (solo) errore del neorealismo…ma questa è tutta un’altra storia…

    un saluto a tutti

    paolo

    paoloaquino

    21 gennaio 2010 at 01:32

  6. quella cosa del 2006, alla quale si riferiva matteo, in una delle ultime sistemazioni della soffitta dovrebbe essere finita qui:
    http://dire.squarespace.com/velati-nascosti-malati

    dove alla fine sta linkata anche pessimesempio, che aveva ripreso l’argomento in tempi più recenti, e dove alla fine viene introdotto il concetto di malattia, e di rete come cura…

    rileggo un’altra volta… mi dispiace per le date ma insomma, chi se ne frega… beh sì che si parlava di corpo lì dentro: di corpo patente e sano, per di più…

    untitled io

    21 gennaio 2010 at 07:13

  7. ma al di là delle cose vecchie. La questione che per me rimane centrale, e che in qualche modo trascende la rete, è quella di questo “vivere scritto”, che dentro di me ho pacificamente sostituito a “scrittura”. Ecco perché quello spostamento che fa matteo, dalla “dimensione pubblica che ci costituisce intimamente” alla “permeabilità della scrittura” non è di poco conto, e di nuovo sembra mettere: la scrittura da una parte, e il nostro essere pubblici o privati dall’altra. Dire che l’intimo “permea la nostra scrittura” (o che la scrittura “è un’espressione del nostro intimo”) è profondamente diverso dal dire che la dimensione pubblica FA PARTE INTEGRANTE del nostro intimo. A marcare la dfferenza è proprio la presenza del termine “scrittura”, che matteo nomina, e io invece mai – mentre omniaficta, in questo post, il termine scrittura non lo utilizza che all’inizio, per poi abbandonarlo.

    untitled io

    21 gennaio 2010 at 07:34

  8. anche paoloaquino, qui sopra, ha preferito tralasciare il termine “scrittura”

    untitled io

    21 gennaio 2010 at 07:36

  9. ultimamente mi sto interessando proprio alle differenze di rapporto col concetto di “scrittura” in Occidente e Oriente. Però, Anna, io non ho sostenuto che “l’intimo permea la nostra scrittura”. Perché tu usi “permeare” (come “dar forma”) e io “permeabile” (darcy o millidarcy, unità di misura della permeabilità). Convengo sul fatto che la dimensione pubblica faccia parte dell’intimo. Ma siccome un “linguaggio privato” non è possibile, io questo intimo lo esprimerò sempre in forme linguistiche (anche senza scrittura, ok) socialmente condivise.

    A questo punto, in genere, io mi perdo. Cioè, Anna mi mette (come ai vecche tempi…) un cartello segnaletico tipo: guarda che tu vai di qua mentre io vado di là. E io mica lo so cosa ci differenzia più, davvero. O forse non è più importante, alla fine. 🙂

    Matteo

    21 gennaio 2010 at 11:43

  10. ma smettila mat 🙂
    andiamo a fondo invece
    in quel “socialmente condivise”, così luminoso così…
    insomma, non è lì dentro che si nasconde l’inghippo?
    non nego l’importanza di un linguaggio condiviso, non sono una dissociata, mi piace comunicare, essere compresa, mettermi d’accordo
    ma a me viene di fare uno sforzo immaginativo in più
    di immaginare una lingua chiaro/scura
    che permetta sì di capirsi, ma che abbia rilievi
    e dunque anche crepacci
    dove l’intimità, l’unicità, l’irriducibilità addirittura, delel persone, possa annidarsi
    e far parte anch’essa, a buon diritto, del “sociale”: stare fuori, all’aria, non dentro chiusa.
    Mi sono spiegata non mi sono spiegata. Tutto sommato siamo a casa di un poeta, che fa discorsi politici. Ah: ti voglio bene Mat, etc. Invia d’impulso, prima di rileggere…

    untitled io

    21 gennaio 2010 at 11:54

  11. io difenderò sempre e in ogni circostanza il diritto di “non farsi capire”, il diritto ai crepacci, alla densità, alla poesia.

    Cioè io difendo ogni tuo “gesto”, difendo la “possibilità del gesto”, e difendo pure l’irriducibilità dell’esprimibile, il fatto che ogni traduzione è orizzonte che non risolve tutti gli elementi in gioco. Guarda, non riesco a essere in disaccordo con te. Davvero, e mica perché ti voglio bene (che poi lo so che se non vado in fondo alla questione ti scazzi e dici che gioco 😉 )

    Vorrei citarti, allora, una bella poesia di un’autrice iraniana (più volte proposta per il nobel…), che è una metafora proprio del linguaggio di cui parli tu, di questa “intimità a rilievo”:

    “Sono oppressa dal fabbro
    che mi chiama
    e pretende di dirigermi.

    Sono io
    che dirigo lui.”

    ecco, secondo me qui dentro c’è un po’ quello che dici tu: la lotta contro il linguaggio socialmente condiviso (il fabbro) alla ricerca di una dimensione che ci consenta di esprimeric in una nostra linua chiaro/scura e personale.

    😛

    Matteo

    21 gennaio 2010 at 12:14

  12. …oh…sappiate che è un piacere leggervi…e ‘benedico’ il giorno in cui ho ‘intruppato’ in questo blog…
    quanto ai citati canoni espressivi volevo precisare alcune ‘evidenze: tra parole e musica, ad esempio, la differenza potrebbe risiedere nell’immediatezza della musica a trasmettere – io direi ‘infondere – uno stato d’animo, un’emozione pura…la parola, che può altrettanto, ha un primo filtro concettuale che non è bypassabile…poi c’è parola e parola (poesia/prosa, peer intenderci); se ne deduce che dall’intimo al pubblico il passaggio rischia di ‘adulterare’, falsare il messaggio; ed a volte la cosa è voluta: prendete un discorso (letto, detto ‘a braccio’…come vi pare) può veicolare un messaggio differente a seconda dell’acconciatura o del vestiario dell’oratore…a seconda dell ‘location’…è per questo che prima parlavo di ‘quasi inconsapevolezza’…prendete dei bambini di diversa cultura e lingua o addirittura in età pre-linguistica: non avranno problemi a capirsi…e non è la solita storiella dei bambini ‘puri e santi’, per carità!…gli stronzi più stronzi che abbia mai conosciuto son proprio bambini…

    un abbraccio

    paolo

    paoloaquino

    21 gennaio 2010 at 17:23

  13. Sto discorso (il mio) era partito proprio dalle idee di untitled_io, ma poi ha preso una piega che non mi aspettavo e mi ha costretto a un rovesciamento. Invece di mettere al centro dell’attenzione il soggetto o la scrittura, mi sono ritrovato a guardare alla connessione tra due dimensioni che tendiamo a tenere ben distinte. Per scoprire infine che untitled_io aveva visto giusto. La lingua di cui parla (anche qui nei commenti) realizza quella apertura alla dimensione pubblica che permette un’intimità tra estranei che è il tratto veramente rivoluzionario anche se prevalentemente potenziale della Rete.

    omniaficta

    21 gennaio 2010 at 19:11

  14. Oh, io non distinguo già più, da tempo. Sono così permeata di rete e di scrittura in rete, che brutta espressione dio mio, che proprio non so più quale sono io e quale non-io, e mi si passi questa citazione di like. Questo intimo-pubblico che avanza a me piace molto, ma qui forse non si discute di questo, del fatto che ci piacia o no, anche se non escluderei così a priopri questa componente di piacere. E la lingua, oh sì, la lingua è la leva su cui sollevare il mondo. Ma una cosa volevo aggiungere, che mi arrovella da tempo: ma l’impegno, quello politico, intendo, l’indignazione, quella politica, intendo, insomma non è che così, con questo intimo-pubblico noi li perdiamo? perchè non scrivo più un post sulla scuola, che è il mio malefico lavoro, o su quello che succede in Italia? perchè non parlo di bettino e di b ? perché? cosa ha a che fare questo, con l’intimo-pubblico che così mi piace? sono domande che mi sto facendo, su cui glisso volentieri, tra me e me. Forse l’intimo-pubblico è che le faccia qui. Saluti cari.

    pessima

    21 gennaio 2010 at 21:42

  15. @ paolo. Ci vedi un rischio di falsare il messaggio. Non credo che sia così. Prima di tutto il messaggio è diretto a qualcuno e quindi ha senso solo nella dimensione pubblica. Ma c’è di più. Noi possiamo pensare che l’autenticità intima sia incomunicabile, ma questo può essere vero solo se non abbiamo una lingua che possa “contenerla” anche nella “pubblicazione”. E ancora, chi ci dice che ciò che riconosciamo come intimo sia autentico prima di essere condiviso? Come vedi il tuo intervento è stato molto stimolante. 🙂
    @ pessima. Potresti aver ragione. Provvisoriamente e apparentemente, l’intimo-pubblico è l’opposto della politica. Ma di quale politica? Di quella istituzionale e collettiva, di quella propagandistica e mediatica. Ma il tuo rapporto con la politica, se lo guardi al di fuori di queste componenti (che pure sono essenziali) non ti induce a vedere una qualche corrispondenza tra questi impegni contrapposti? Non si potrebbe forse dire che occorrerebbe essere in “intimità” con la dimensione politica tanto quanto con la dimensione pubblica? La politica ci ha tolto il luogo di questa intimità, imponendo la sua lingua e i suoi strumenti di conflitto. (Ti ricordi che anche le sezioni di partito erano una volta, in un certo modo, luoghi d’intimo-pubblico?) Ed ecco che possiamo vedere anche esperienze politiche che ci indicano una via, come quella di Vendola, ad esempio. Lui ha una lingua che non nasconde la sua “irriducibilità” di persona unica, a noi uguale.

    omniaficta

    21 gennaio 2010 at 22:28

  16. sì sono andata a sentirlo stasera, qui all’oratorio sotto casa. Era stanco e lo ha detto: sono molto stanco.

    untitled io

    21 gennaio 2010 at 22:56

  17. per ‘pessima’: io non mi avvilirei…mettiti sulla tastiera (o su un nobile foglio di carta) e scrivi di quelle cose di cui ti chiedi perchè non scrivi…potresti scoprire che è più semplice di quel che ti sembra…chi lo dice che gli ambiti ‘speculativi estremi’ e quelli di ‘critica-denuncia’ siano incompatibili?…fammi sapere…

    per ‘omniaficta’: quando parlo di messaggio falsato mi riferisco al fatto che possa essere fatto con dolo (ed allora sarà il referente ad essere ‘preso in giro’, ma magari il ‘messaggiatore’ avrà compiuto l’opera prefissasi, quindi per lui niente di ‘falso’) o che più banalmente un messaggio che noi intendiamo porre al pubblico in maniera genuina venga recepito distorto non per dolo da parte nostra ma perché affidiamo tale messaggio ad un mezzo che può rivelarsi incompleto o addirittura inadeguato; ma ciò è solo un’ipotesi: ad uno che intende comunicare deve fregar poco…è essere ‘sincero’ che conta…il linguaggio è il mezzo, la strada…ma siamo noi a dover ‘arrivare’…
    e non escluderei che una comunicazione tramite blog (che poi, se non erro, è in fin dei conti l’oggetto di discussione) può essere più ‘sincero’ e completo di altri, in quanto unisce il testo scritto in un posto e letto in un altro (che è tipico del quotidiano) col non secondario aspetto che il lettore può interagire con chi scrive; alla ‘stringatezza’ della parola scritta ed immessa nel canale comunicativo – stringatezza che minimizza i pericoli di bluff, a meno che non siano voluti – si aggiunge la ‘comunione’ con gli eventuali referenti…
    uè…hai detto poco…

    un abbraccio

    paolo

    paoloaquino

    22 gennaio 2010 at 01:18

  18. No, Paolo, il problema, se proprio vogliamo dirlo così, è che non ho proprio più voglia di scrivere di quello. Ho voglia di parlare di altro, in altro modo. Credo che abbia ragione Omniaficta quando parla di Vendola: in effetti, a volte, lui pare uno che parla di altro in altro modo. Però Vendola c’entra poco con noi, almeno con me, nel senso che non sto cercando un punto di riferimento politico.

    pessima

    22 gennaio 2010 at 09:41

  19. per ‘pessima’: messo così il discorso cambia…e ti capisco; anche a me capita di sentirmi ‘estraneo’ quando vedo e sento i nostri campioni della politica, gli ‘opinion maker’…e mi viene voglia di eliminarli dalla sfera dei miei interessi, quasi a come a dire ‘ma fate come vi pare, non me ne frega più niente’; poi però mi rendo conto che quelli fanno e han sempre fatto ‘come gli pare’ e i ‘danneggiati finali’ di tutto l’ambaradan saremo noi, quindi una giusta rabbia mi fa’ ritornare sulle mie decisioni…è un po’ come combattere una guerra che non ci interessa combattere…ma se non lo facciamo c’è da perdere più di quel che stiamo già perdendo…
    mi è sfuggita la chiosa su vendola ma concordo: per quanto lo stimi mi ha sempre fatto incazzare questo suo farti una sorta di conferenza filosofica ad una semplice domanda, magari sulla viabilità pugliese…ed infatti sono molto contento della sua ultima apparizione ad anno zero, dove è stato molto più pratico, parlando di problemi reali…

    un saluto

    paolo

    paoloaquino

    22 gennaio 2010 at 13:17

  20. comunque quella cosa dell’intimità fra estranei è folgorante, ancora ci penso. Molto tempo fa qalcuno, mi sembra palmasco, per parlare di questa cosa provava a più riprese il termne “prossimità”…
    Mi vengono delle domande, subito:
    1) cosa te ne fai (dell’intinità fra estranei)
    2) hai paura? (dell’i.f.e.)
    3) possibili derive? pericoli? eccessi?

    poi volevo aggiungere una cosa personale e con intenti di sicuro non pubblicitari (mi conoscete). Ultimamente siamo ripartiti con le attività per così dire sociali di Untitl.Ed, ma abbiamo scelto di preferire, alle librerie alle fiere del libro etc, situazioni più “normali”. Riflettevo: dovrei esser capace di spiegare meglio questo “normale”. Non è “quotidiano” perché, mentre a tutti può capitare con facilità di andare a mangiare qualcosina in una trattoria, non capita “quotidianamente” di ritrovarsi a farlo con perfetti sconosciuti con la stessa familiarità che se li conoscessi da una vita. Questo non è “normale”, però io ormai lo chiamo “normale”: la familiarità col prossimo, molti di noi la costruiscono ormai in un altro modo, basato sulla frequentazione verbale e non su quella fisica, e inoltre sul valore di quello che diciamo non sui nostri nomi o sulle nostre credenziali. Non ci posso pensare che a milano abbiamo presentato 11 libri, leggendo, scordandoci per ben due ore di nominare non solo gli autori, ma perfino i titoli dei libri – e le persone erano attente e bendisposte lo stesso!
    Non è una dimensione futura questa: molti di noi ci sono dentro da un pezzo, e sono contenti quando le situazioni d’incontro si mettono in questo modo, si sentono bene, come “a casa”. Tutto è GIA’ cambiato insomma, forse abbiamo perfino contribuito fattivamente a questo cambiamento, e in questo abbiamo fatto, facciamo ancora in qualche modo, politica. Allora: dovremmo ritornare noi, a un’idea di aggregazione e di politica antica, o non dovrebbe la politica essere più aderente a questo nuovo modo di fare? anzi di essere? “prossimi”?

    e poi volevo parlare della parola “sentimentale”, così aborrita, equivocata e necessaria, ma s’è fatta una certa 🙂

    untitled io

    22 gennaio 2010 at 18:32

  21. pessima

    22 gennaio 2010 at 18:42

  22. Ma, a parte lo scherzo, le domande mi piacciono molto e ci penso su e poi rispondo. Sulresto come non essere d’accordo? Sull’ultima cosa, poi, quella della montagna e maometto e chi si deve spostare, direi che maometto si è stancato di camminare e che è ora che si muova un po’ la montagna, per zeus. Ma ci sarebbe ancora un’altra cosa: tutti, qui dentro, stiamo parlando la stessa lingua? perchè questo non è un piccolo quesito.

    pessima

    22 gennaio 2010 at 18:48

  23. per questo io sogno una cartina,
    sola, di tornasole, cartavelina,
    a forma di gomma, del ponte,
    da posarsi a contatto, azzurrina,
    che dica se è basica o acida,
    o intimo-pubblica
    la lingua vetrata
    che usiamo
    qui dentro.

    (sì, per me usiamo la stessa lingua)

    Matteo

    22 gennaio 2010 at 21:43

  24. […] e vi assicuro che la vertigine della libertà è inebriante e tentatrice. Così come ne leggo altre, che mi sembrano andare in direzione contraria, ma che comunque paiono manifestare uno stesso certo […]

  25. Certo, Unti. Perfetto. Solo che a volte penso che ci siamo scavati una tana e ci stiamo dentro a far passare l’inverno (del nostro scontento? che manco l’ho visto, poi)

    pessima

    24 gennaio 2010 at 11:53

  26. per ‘pessima’: se solo ti si paventa l’ipotesi di essere ‘rintanata’, appronta tutte le misure necessarie per uscire…

    per ‘untitled’: l’articolo linkato è istruttivo…no doubt on it…io però vorrei tentare una semplificazione, anche banale, se vuoi…
    non penso che berlusconi abbia qualità particolari mediatiche o di uso dei media, se non dire delle totali boiate e non permetterne confutazione, letteralmente decimando le voci dissenzienti…
    è come il proverbiale ragazzino che porta il pallone: vuole giocare centravanti e pretende che gli assist siano tutti per lui, altrimenti va via e non si gioca più…dai e dai qualche goal lo segna, e così può vantarsi di essere un gran centravanti…
    tutto (o quasi) il mondo mediatico nostrano ruota intorno ad una corruzione senza pari e limiti perpretata ad arte…
    un esempio: se ti è capitato di vedere i briefing settimanali che di pietro teneva quando era ministro, lui e la video camera a spiegare come andavano le cose, puoi notare come ‘passi’ infinitamente più di berlusconi…per il semplice fatto che è ‘vero’, a prescindere da sintassi e ‘di pietrese’…per non parlare di grillo che, essendo ‘professionista’ magari nel confronto è avvantaggiato…
    tornando a vendola, ribadisco che è diventato interessante proprio nel momento in cui parla ‘concreto’…
    berlusconi è come i gratta e vinci: vince facile perchè compra vantaggi abnormi…è la rendita migliore dei vantaggi è di riuscirli a nascondere proprio tramite loro stessi…
    se è contorto mi scuso: ho dormito mezza mazza stanotte…

    un saluto a tutti

    paolo

    paoloaquino

    24 gennaio 2010 at 15:34

  27. sull’interessante perché concreto: hai ragione e non sei contorto. Inoltre mi sembra molto calzante l’immagine del ragazzino che porta il pallone. In quell’articolo cercavo solo di rilevare come qui si stia risvegliando non solo la passione politica, ma anche una certa naturalezza nel comunicare. Per esempio, e allontanando per un attimo l’obbiettivo dall’immagine del vendola-as-star, stavo rivedendo questo piccolo video, questo sì istruttivo, che risale alla fine di dicembre, quando ancora il pd pretendeva di non fare le primarie:

    Ora, non mi interessa solo l’evento politico in sé: nell’economia di questa discussione, mi interessa il modo piuttosto chiaro, pacifico e “normale” in cui si esprimono le persone riprese o intervistate. Non ci vedete niente di strano, o di nuovo? di improvvisamente più fresco, più netto, perfino più “aperto”, e allo stesso tempo meno “televisivo” del solito? io sì.

    untitled io

    24 gennaio 2010 at 17:00

  28. concordo…e aggiungo: è altrettanto strano che questo dovrebbe essere lo standard, ed invece appare una novità ‘strana’, appunto…
    la spiegazione potrebbe essere la seguente: nel video si vedono persone che vogliono comunicare e si esprimono a prescindere da domande, quindi basta riprendere…anche coloro che rispondono facendo un’intervista ‘canonica’, semplicemente esprimono il loro pensiero genuino…
    dov’è allora il ‘vulnus’? (uso ironicamente ‘sta latin word tanto di moda…brrrr…) è nell’averci abituato i nostri politicazzi ad interviste prefabbricate in cui si fa’ una lista dei cronisti deputati a domandare (ma è democrazia, mi chiedo?) e tanto di paletti sulle domande; ed è l’unica forma di intervista in cui il politico si ‘concede’…facci caso: se un politico lo fermi per strada e lo intervisti, quello risponde giusto per non fare una figuraccia, ma l’interesse non è nel rispondere a domande (come nel video da te linkato) ma nel ‘dribblarle’…ed ecco che la stranezza di cui parli è perfettamente compiuta: perché nei media ufficiali (in questo caso video) una intervista ‘naturale’ come quelle di bari non esistono più…

    commento a latere: ma è mai possibile che per lisciare il pelo di casini si voglia rottamare vendola sostituendolo con uno che ci si è rotto le corna e che gli elettori manco vogliono? venissero ancora a parlare dell’importanza della base…

    ancora un saluto

    paolo

    p.s.
    …e grazie perché mi fate stare sveglio: se mi addormentassi ora sarebbe la fine: mi sveglierei nel cuore della notte…

    paoloaquino

    24 gennaio 2010 at 17:32

  29. devo rileggerlo con calma, che sto ascoltando Mister B in TV, ma tu poi ti sei dedicato a cose serie? ha parlato di figa? ;-)!

    senzacredercitroppo

    12 febbraio 2010 at 20:39

  30. […] The busiest day of the year was January 21st with 68 views. The most popular post that day was Intimo-pubblico. […]


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