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Il mercatino della politica

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Tra le molte recenti esternazioni del papi della patria, tutte meritevoli di discussione e di critica, ce n’è una che trovo particolarmente significativa e grave. Mi riferisco alla lunga lezioncina di Santa Margherita, propinata ai “giovani” imprenditori, in cui il nostro ha illustrato la sua concezione della politica come pura attività commerciale. Avrebbe detto (se non ho travisato i resoconti giornalistici) che occorre trattare i capi di governo stranieri come dei clienti potenziali; che occorre mentire, se necessario, cogliendo i loro punti deboli; che è necessario diventare amici per ottenere qualcosa da loro. Secoli di storia delle nazioni, di pensiero politico e di cultura diplomatica sono stati accantonati in pochi minuti per far posto al marketing amorale del rappresentante monomandatario del popolo televisivo. Dopo il “meno Stato, più mercato” eccoci giunti al “niente Stato, solo mercato”. Ciò che impressiona è che il mercato (o meglio, una certa distorta idea di mercato), in questa ottica perversa, non appare come una metafora “popolare” per rappresentare uno stile politico, ma è letteralmente la sostanza politica di una prassi che tratta le idee e i valori come pura merce, se non come strumento di profitto personale e partitico. La qual cosa, per inciso, risulta essere anche una sostanziale negazione del vero spirito mercantile fondato su affidabilità e credibilità.

Ora, questo “mercatino della politica” può resistere nel tempo solo a patto di apparire vincente e di poter distribuire qualche vantaggio (reale o presunto). Per questo si affannano a negare la crisi, per questo reagiscono proiettivamente (dando colpe a fantomatici complotti) ai primi timidi segnali di disaffezione dell’elettorato, per questo mostrano i muscoli nei confronti di ogni avversario che possa raccontare una storia diversa, magari più vera. Forti di una quasi-maggioranza di italiani che non comprende la gravità scandalosa di questo modo di fare politica, vanno avanti. E l’Italia intanto resta indietro.

 

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Written by omniaficta

15 giugno 2009 a 16:20

Pubblicato su contraddetti

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4 Risposte

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  1. sì sì
    ma come dobbamo leggere la frase di obama “personalmente a me berlusconi piace molto?”
    a naso mi è sembrata una buona tattica, quasi un tranquillante somministrato a scanso di escandescenze, ma..
    pure lui aveva qualcosa da chiedergli (niente di particolare, le solite cose)
    e pure lui l’ha fatto da uomo d’affari, “lei mi piace molto, signore”.

    untitled io

    16 giugno 2009 at 08:49

  2. Sì, ma ha detto anche: «Mi aspetto sempre dal premier Berlusconi una opinione franca e onesta». Trattasi di linguaggio politico-diplomatico e non di sottile ironia (o no?). E vuol dire che non è proprio amicizia a prima vista. Stai tranquilla, Obama non la compra un’auto usata da Berlusconi. Che non è mica Marchionne…

    omniaficta

    16 giugno 2009 at 10:15

  3. Io, però, queste speranze così decise non ce le ho più. Voglio dire che, fatte le dovute differenze che indubbiamente – e vorrei vedere!- ci sono tra i due, sempre politici sono. Non voglio neanche fare l’antipolitica, però, e allora dico che sono entrambi uomini di potere, che gestiscono in modo diverso, e questo è vero, ma sempre potere è. Tanto si cade sempre qui, o almeno io qui cado.

    pessima

    27 giugno 2009 at 14:53

  4. Il problema non dovrebbe essere “il potere”. O pensi che possa esistere una società umana che ne sia priva? Ti sembra che sia una cosa sempre negativa? Bé, io invece credo che spalmare un giudizio negativo su tutti equivale ad assolvere i peggiori e a indebolire quelli che ci provano a nobilitare uno strumento tanto “compromesso”. Obama ci prova a fare qualcosa che non sia nell’interesse dei soliti pochi fortunati (per esempio, ampliando l’assistenza sanitaria e riformando la politica energetica). Quanto a Berlusconi, diciamo che è un esempio negativo per eccellenza e non quanto a stile, ma proprio per la sostanza di quello che fa e per le conseguenze di quello che dice. Se guardi bene, con attenzione, vedrai chiaramente che c’è un abisso tra i due, non qualche piccola differenza di “gestione”.
    saluti

    omniaficta

    27 giugno 2009 at 17:38


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