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Le magnifiche sorti

with one comment

Avevo l’impressione che qualunque argomento, dopo il terremoto in Abruzzo, fosse diventato improvvisamente (temporaneamente e apparentemente) futile. Mi dicevo: occorrerà pur tornare a scrivere di qualcosa, anche solo una semplice divagazione, seguendo il fragile filo delle impressioni. E fra tutte le cose che impressionano, le forze naturali sono fra le più devastanti per noi umani, e non solo per la loro oggettiva potenza e distruttività. Siamo convinti di vivere in un mondo solido, in un mondo nostro. In fondo alla nostra mente c’è una fede rocciosa che ci induce a credere di poter avere un rapporto “sensato” con il mondo che ci ospita. E naturamente il “senso” glielo diamo noi, cercando di mantenere le nostre vite nella sicurezza e nella stabilità di convinzioni, percezioni ed eventi. Invece il mondo ha un senso tutto suo, segue la dinamica delle sue forze e delle sue leggi, soltanto in piccola parte prevedibili e dominabili. Mentre pensavo queste cose, i media mi hanno riportato alla futilità delle veline in politica, ai nuovi allarmismi che si aggiungono ai vecchi guardonismi, al rumoroso stagno dei poteri meschini (quelli che fingono virtù mentre sono occupati a coltivare materialissimi interessi). Di fronte a questo, mi accorgo di quanto sia importante tornare a scrivere qualcosa, qualunque cosa che sia veramente estranea alla fiera delle finzioni false e bugiarde che ci contagiano e ci tolgono le forze. Non lo chiedo a me stesso, se non per quel poco che posso, ma lo chiedo a quelli che sanno farlo veramente e magari rinunciano o si spaventano. Lo chiedo a voi, anche, a voi che leggete. Proprio oggi, primo maggio, perchè questo scrivere è un lavoro, non un passatempo.

Niente di nuovo, si dirà. Certo. Anche il nostro è un “secol superbo e sciocco”, non solo quello in cui visse Leopardi:

 

Libertà vai sognando, e servo a un tempo

vuoi di novo il pensiero,

sol per cui risorgemmo

della barbarie in parte, e per cui solo

si cresce in civiltà, che sola in meglio

guida i pubblici fati”.

da La ginestra, versi 72-77

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Written by omniaficta

1 maggio 2009 a 21:08

Pubblicato su contraddetti

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Una Risposta

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  1. […] tante ma a me pare che la voce per dirle non ci sia più, che abbiano tolto il sonoro. Come dice Omniaficta, forse è arrivata l’ora di ricominciare a […]


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