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Critica della ragion virtuale

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Sul sito dell’editore Il Pensiero Scientifico c’è un’interessante intervista al rianimatore Giuseppe Gristina, un medico che ha aperto un blog con un collega, divulgando una lettera aperta sul dibattico bioetico e politico e cercando così di aggregare una parte del fronte “laico” su temi delicati (ad esempio, stato vegetativo e nutrizione artificiale). Nell’intervista affronta il tema dell’uso del blog per la discussione e la promozione di idee, sia scientifiche che politiche. E appare scettico e deluso.

Ora, se andate a leggere il blog, vedete subito dove sta il problema e dove nasce la delusione. Per dirlo brutalmente, non si tratta affatto di un blog. C’è la lettera aperta, la pagina di adesione e una serie di corposi commenti. Fine. Non ci sono altri post e non ci sono link. In altre parole la delusione nasce dal fatto di non aver sfruttato correttamente lo strumento che viene offerto dal blog.

Dice il dr. Gristina nell’intervista: “Accade che più blog intervengano su un tema condividendo la medesima idea. Se si unissero avrebbero un maggiore impatto. Al contrario accade che A, B e C pensano la stessa cosa e, invece di convergere in una quarta unità D, procedono ciascuno per la propria strada, senza riuscire ad ottenere quella massa critica, che è essenziale per passare a un piano superiore per espandere quanto più possibile il tuo pensiero.”

Sarà vero? Occorre veramente puntare ad una massa critica? Dipende, è chiaro. Per fare politica (in senso ampio) può essere necessario, ma per fare pensiero non serve. Certo, occorre darsi da fare e navigare e commentare e scrivere e postare. E occorre stare ben dentro la relazione che si crea attraverso il blog. La diffidenza verso il “virtuale” (un po’ anacronistica, per la verità) che emerge dall’intervista è il principale ostacolo verso un uso efficace del blog. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso, non solo tra chi fa fatica ad adattarsi alla dinamicità di internet, ma anche in molti giovani che lo usano abilmente senza capire la sostanza relazionale che rende possibile il pensiero. Più che di massa critica, avremmo bisogno di una capacità critica di massa.

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Written by omniaficta

26 marzo 2009 a 18:43

Pubblicato su segnalazioni

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3 Risposte

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  1. Mi vado convincendo, come ho scritto più volte in vari post, che il blog possa realmente rappresentare un nuovo genere letterario (che si può esprimere su un numero n potenzialmente infinito di contenuti, scientifico compreso), e che in molti casi non riusciamo a intravederne fino in fondo le reali possibilità comunicative. Soprattutto all’inizio, si tende ad usarlo come la trasposizione sul web pura e semplice di un precedente cartaceo. Ma il mezzo cambia anche il linguaggio. E la sfida è aperta e sarà molto interessante vedere dove ci porterà.

    Allemanda

    24 aprile 2009 at 18:55

  2. Ho letto i tuoi post. Di questi argomenti si discute da anni. Sono stati scritti, post, articoli e libri. Alcuni, anche in rapporto a mie affermazioni un po’ confuse, hanno affermato che si tratta di “aria fritta”. Continuo invece a pensare che non si rifletta abbastanza, non tanto su “cosa è un blog” quanto su quello che comporta in termini d’identità e di relazioni questa forma di “pubblicazione”. Tornerò a occuparmene, a dispetto di tutti quelli che non vogliono o non sanno guardare oltre i luoghi comuni.

    omniaficta

    26 aprile 2009 at 21:53

  3. Batti un colpo quando torni ad occupartene, mi interessa molto. E mi interesserebbero anche segnalazioni di altri che se ne stanno occupando, la rete e la letteratura sono immense, e magari mi perdo proprio quello che più mi interessa. Comunque, non è facile avere un occhio critico e analizzare quello che ci sta intorno mentre ci stiamo dentro, tentare di capire il mutamento mentre avviene, provare a indovinare quali saranno i porti mentre siamo in pieno mare. Capace che qualcuno lo scambi per aria fritta. Epperò, è un gesto nobile 😉

    Allemanda

    27 aprile 2009 at 18:32


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