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“Teologia” della civilizzazione

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Oggi mi sono letto con calma l’articolo del teologo Vito Mancuso, pubblicato ieri da Repubblica. Dice alcune cose che condivido e che potrebbero anche essere il punto di partenza per una rinascita della sinistra. Quello che Mancuso identifica come un difetto della mentalità e della cultura degli italiani è infatti una delle ragioni del successo della destra (della sua parte vincente in particolare, ovvero berlusconi+lega nord): la mancanza di una religione civile. Dice Mancuso: “a differenza degli altri paesi occidentali, manca una religione “civile”, capace di legare responsabilmente l’individuo alla società”. E aggiunge che il nostro paese soffre della “mancanza, all’interno della coscienza comune, di un’idea superiore rispetto all’Io e ai suoi interessi”.  Già da queste affermazioni si capisce di cosa si parla. E basta pensare alle scelte, anche recenti, del Governo per comprendere che è su questa mancanza che si è costruito il patto tra la destra e i suoi elettori. Infatti, prosegue Mancuso, “in Italia i più ritengono che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non si esita a depredare il bene comune della società”. Sarebbe una bella cosa se la sinistra si rendesse conto che è la ri-costruzione di quel “legame” carente il suo vero asso nella manica. Che è da questo lavoro culturale e ideale che dovrebbe partire l’elaborazione di una politica capace di unire (prima di tutto la sinistra stessa). Ma che cos’è questa religione civile, dunque: “la religione civile è ciò che consente di rispondere alla seguente domanda: perchè devo essere giusto verso la società? Perchè devo esserlo anche quando la mia convenienza mi porterebbe a non esserlo? Senza un legame di tipo “religioso” con la società , nessuno sacrifica il suo particulare, nessuno sarà giusto quando non gli conviene esserlo e può permettersi di non esserlo.” Sembra piuttosto difficile, questo lavoro. Ma non vedo altro modo.

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Written by omniaficta

14 gennaio 2009 a 21:47

11 Risposte

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  1. Onestamente non riesco ad essere d’accordo. Il bene comune della società è la somma dei beni individuali.

    falecius

    17 gennaio 2009 at 20:52

  2. Una società non è una “somma” ma un insieme. La società serve a questo: a costruire qualcosa che serva a tutti. L’interesse del singolo può essere in conflitto con quello degli altri. Una società dovrebbe quindi impedire che questo conflitto diventi distruttivo. Per questo il “bene comune” deve essere più importante del “bene individuale”.

    omniaficta

    17 gennaio 2009 at 22:47

  3. Il problema oggi è che l’identità sociale del singolo sta venendo meno, dissolta nell’acido di un conflitto artatamente esasperato per far sì che la difesa del proprio orticello sia l’unico interesse “politico” possibile.

    Maria Grazia

    18 gennaio 2009 at 09:19

  4. Proprio così, Maria Grazia. La privatizzazione della politica, l’indifferenza per i conflitti d’interessi, l’idolatria del mercato sono tutti elementi di una vera e propria regressione civile. Anche a sinistra questa “cultura” ha prodotto enormi danni, concorrendo anche alle recenti sconfitte. L’individualismo massificato è infatti funzionale alla destra, non alla sinistra.

    omniaficta

    18 gennaio 2009 at 11:40

  5. Invece io sono d’accordo (invece rispetto al primo commento) e mi sembra davvero che questo sia il punto di partenza di un lavoro di ricostruzione di una società. I problemi che vedo, però, sono due:il primo è che anche la sinistra fa parte, nella grande maggioranza dei casi, di questo tipo di società che oggi domina in Italia, vale a dire che non saprei chi si potrebbe prendere l’incarico di cambiare le cose in Italia. Secondo, come scrivi tu, che si tratta davvero di un lavoro lunghissimo, che forse andrebbe iniziato molto presto, nelle generazioni più giovani, ancora non compromesse e ancora piene di interesse ed entusiasmo nei confronti dell’altro.
    Ben tornato.

    pessimesempio

    18 gennaio 2009 at 19:04

  6. pessimesempio, grazie. Ovviamente non credo che ci sia qualcuno in grado di cambiare le cose, non certo un individuo singolo. Per cambiare, bisogna essere in molti. E bisogna essere uniti, nel senso che occorre costruire una base comune di valori, idee e convinzioni. Il lavoro è questo. Per quanto riguarda i giovani, abbiamo un grosso problema. Non possiamo chedere a loro di fare quello che non riusciamo a fare noi. Chiediamoci allora: cosa lasciamo in eredità? Quali esempi, quale cultura, quali comportamenti? E più di tutto, quale comunità in cui crescere, quale speranza in cui riconoscersi?

    omniaficta

    18 gennaio 2009 at 20:15

  7. Sono pienamente daccordo. Credo che la società dovrebbe essere un punto di incontro dove ognuno apporta il proprio contributo e non viceversa.
    Penso che ciò, oggi, sia di difficile attuazione ma credo nei giovani. Anche se in questo momento i grandi sono un pessimo esempio, sono convinto che i giovani l’han capito e non ne seguiranno la scia.

    Blogantropo

    23 gennaio 2009 at 22:04

  8. Speriamo proprio che i giovani non seguano certi esempi. Non ne sono molto convinto, ma mi rifiuto di essere pessimista.

    omniaficta

    24 gennaio 2009 at 23:23

  9. Iniziamo dal nome: “partito delle libertà” o “casa delle libertà”. A casa propria – si suol dire – ognuno fa quel che gli pare. E di fatto, alla domanda: “perché hai votato a destra” ho ottenuto la seguente risposta: “perché Berlusconi farà l’indulto ed io costruisco case”. Si usa il voto come moneta per ottenere qualcosa. I conti tornano. E credo essere questo il problema o l’italico vizio: aver ridotto la politica ad una sorta di ragioneria di stato (minuscolo). Stato di cui si percepiscono solo gli aspetti vessatori (le tasse) e l’inefficienza cui si cerca di replicare coll’illusione della libera scelta offerta dal mercato come modello di vita e il decisionismo. Resuscitare una qualche religione civile mi pare ormai un tentativo a vuoto, come prendersela coi fantasmi del comunismo o riscoprire a posteriori le proprie origini in terra di Insubria.

    Massimiliano

    27 gennaio 2009 at 11:53

  10. Chiedo scusa ma il commento di Massimiliano lo trovo alquanto fazioso, e mi spiego: ” I costruttori sono pochini a differenza dei tanti singoli che hanno costruito la casa (abusiva) per potersi sposare ed abitarvici. Abito alle falde del Vesuvio, pago le tasse come zona “B” dove in un paese civile (richiedo scusa ma è lo sdegno) si può avere l’autorizzazione per costruirsi il proprio nido, da noi è vietato perfino pensare di avere una casa propria, con la scusa (e sfido chiunque a smentirmi visti i risultati a Napoli) del’ambientalismo la sinistra spadroneggia negando qualsivoglia autorizzazione a costruire, lamentando poi l’abusivismo. Ebbene Lei ha ragione perchè io sto percependo solo l’effetto vessatorio.

    Blogantropo

    27 gennaio 2009 at 14:59

  11. Bene, Massimiliano. La tua diagnosi è chiara, discutibile (e discussa in effetti da blogantropo) ma chiara. E quindi? Dove ti porta? Non ha senso la “religione civile”? Può darsi. Altre idee? O stai solo cercando di dire che certe “libertà” hanno vinto e non c’è più niente da fare?

    omniaficta

    28 gennaio 2009 at 21:55


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