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Senza se, senza ma, senza forse.

with one comment

 

“Sono matto? Sì, forse”

Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione al Convegno dei Giovani Industriali di Santa Margherita.

 

Dice, il ministro, che vuole portare il “mercato” nella Pubblica Amministrazione: competizione, efficienza, premi e punizioni, trasparenza e class action (peccato che queste ultime due idee abbiano pochissimo a che fare con la storia e l’identità dei nostri “mercati”). Dice, il ministro, che in un settore pubblico come il nostro, ovvero senza “mercato”, “è un miracolo che si producano comunque beni e servizi”.

Cosa si può rispondere a queste (ed altre) convinzioni un po’ assurde, un po’ interessate? Innanzitutto che è ora di finirla con questa idolatria del “mercato”, che non è affatto garanzia di economicità ed efficienza, per non parlare dell’equità (valore fondamentale di ogni Pubblica Amministrazione). Poi vorrei aggiungere che il settore pubblico funziona e produce, senza bastoni e carote, semplicemente perchè i lavoratori, in grande maggioranza, fanno il proprio dovere. Senza bisogno di miracoli o di messianismi brunettiani. Sarebbe quindi il caso di rivalutare il significato originario (costitutivo prima che costituzionale) della “funzione pubblica”, quello di essere al servizio dell’interesse generale ovvero del bene comune. Per questo, non so quanto provocatoriamente, dico che è la prevalenza degli interessi particolari a rendere inefficienti i servizi pubblici. E quindi, aggiungo, il “mercato” nella Pubblica Amministrazione non ci deve proprio entrare. E se lo scopo fosse quello di privatizzare? Allora tutto questo avrebbe un senso. Infatti credo che tutte queste esternazioni ministeriali non abbiano altro significato che quello di preparare il terreno a chi si prepara a mettere le mani su sanità, scuola, assistenza, burocrazia, servizi. Ma questo non si deve dire. Matti, sì, ma mica scemi.

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Written by omniaficta

8 giugno 2008 a 11:27

Pubblicato su contraddetti

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Una Risposta

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  1. […] 61^ giorno di degenza per un massimo di quattro mesi ulteriori è un’indecenza per quanto è fuori mercato. E importa a pochi e nulli che i malcapitati, in quel drammatico interludio che passa fra il giorno […]


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