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Barocchistmi

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A volte, dopo interminabili indecisioni sul da non-farsi, mi prende un’improvvisa voglia di vecchie letture. Vorrei rileggere qualcosa che mi segnò un tempo, nemmeno ricordo quanto lontano; ad esempio, ritrovare lo sciocco me stesso che sperava di conquistare un cuore traducendo un sonetto di Henry King. Magari quello dove si legge: “By sad experience I have found / That her perfection is my wound”.
A volte, mi piace invece ritrovare il fremito raggelato e distanziante delle clessidre e delle rose di Quevedo. Oppure, quasi quasi m’immergo nei sonetti di Sor Juana Ines de la Cruz, gioielli d’intelligenza emotiva che tolgono il fiato. Ma forse al mio umore s’addice di più Camoes, che perse tutto (e non era poco) ma non la capacità di sentire una lontana felicità. A un tratto mi torna in mente un verso e un nome. Niente di più. E non so dire come e perché, ma ascolto l’incerta voce come se avessi compreso qualcosa di noi e del nostro autentico desiderio. “Du seist die Schonheit dieser Welt” è il verso. Johann Christian Gunter è il nome.
In realtà, tutto questo non succede quasi mai, anche se qualcosa vuol dire.

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Written by omniaficta

8 febbraio 2008 a 16:16

Pubblicato su letteratura, microbiografie

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3 Risposte

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  1. Devo dirti che anche a me a volte succede la stessa cosa: mi prende la voglia di riprovare emozioni di un tempo e anche io in genere le ricerco nelle poesie. Per me è un bisogno di ritrovare un ritmo che è andato perduto.

    pessimesempio

    9 febbraio 2008 at 20:19

  2. Quello che dici è vero, ma c’è dell’altro. In un momento di dubbi, mi sembra opportuno riprendere il filo dei “ragionamenti” emotivi e riprenderlo da tempi che sembrano affini al presente. Non si tratta di nostalgie private, questo vorrei che fosse chiaro. Il ritmo di cui parli cerchiamolo anche nel mondo. Abbiamo però bisogno di affinare l’orecchio, per accordare gli strumenti della nostra azione. Il post in fondo dice quel che dice, ma io pensavo anche a questo, scrivendolo.

    omniaficta

    10 febbraio 2008 at 19:15

  3. Neanche per me si tratta di nostalgie private. Quando parlavo di “emozioni di un tempo” mi riferivo più che altro alla capacità di avere emozioni che a volte sembra smarrita e che ha a che fare comunque con quello che tu chiami mondo.

    pessimesempio

    10 febbraio 2008 at 20:12


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