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Il miserabile e il filosofo

with 13 comments

Ho guardato Otto e mezzo, il programma su La7 che rende sopportabile anche Ferrara. Con Buttafuoco non è la stessa cosa, anche se si sforza di essere diabolico, in malafede e (prevedibilmente) provocatorio sulla scia del maestro. Però stasera c’era un confronto imperdibile, quello tra il filosofo (sic!) Buttiglione e Giuseppe Genna, invitati a parlare di scuola. Genna è stato delizioso. Ha detto alcune cose sacrosante, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, ha indicato più di un concreto fattore politico del degrado pedagogico, colpendo duro. Ha costretto il filosofo a ripetere le sue genericità irrisolte, e a rispondere sulla difensiva. A dimostrare le ragioni di Genna, il filosofo ha sempre evitato ogni riferimento politico. Sa fin troppo bene che le colpe della DC e dei cattolici sono, in questo settore, innegabili. Su questo, non poteva rispondere, a meno di non voler fare autocritica. E figuriamoci!

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Written by omniaficta

14 giugno 2007 a 22:36

Pubblicato su contraddetti

13 Risposte

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  1. ehm, quindi sarai d’accordo con Genna sulla “centralità” della cultura umanistica e sulla impossibilità di valutare il lavoro degli insegnanti.

    I saperi fioriscono multiformi e vari, perché alla “cultura umanistica” spetterebbe una centralità? Al MIT di Boston affiancano i dipartimenti di filosofia a quelli di fisica quantistica e Genna è ancora alla “centralità della CU”. Per non parlare di Niffoi, che condannerebbe “gli ignoranti” a leggere I promessi sposi. In Italia la gente non sa che l’acqua bolle sempre a cento gradi, anche se metti la pentola sul fornello grande, e quando viene indetto un referendum sulla fecondazione assistita non è in grado di esprimere una preferenza, perché non ha gli strumenti per farlo.

    Del resto l’idea che il lavoro di un insegnante non sia valutabile è figlia del concetto di centralità della cultura umanistica: se la cultura umanistica trascende tutte le alte forme di sapere, allora chi dispensa CU è ingiudicabile dai comuni esseri umani.
    Genna ha messo la cultura umanistica al posto di Dio. No grazie.

    ferrigno

    15 giugno 2007 at 12:09

  2. @ ferrigno. La tua replica mi sembra che confonda un po’ i piani del discorso. La centralità della cultura umanistica – da non confondersi con l’ingiudicabilità -nella formazione delle persone (giovani e adulte) deriva dalle caratteristiche della nostra cultura. Tanto per fare un esempio: nella formazione dei medici si è riconosciuta l’insufficienza dei programmi esclusivamente scientifici, e infatti si stanno diffondendo le medical humanities in tutte le facoltà mediche. Non perchè la cultura umanistica debba essere centrale per dogma, ma perchè è indispensabile per fare bene il medico. Questo è vero, a maggior ragione, per fare bene il cittadino in un mondo complesso.
    Per quanto riguarda la valutazione, posso parlare della mia esperienza. Il tentativo di valutare i dirigenti medici negli ospedali è sostanzialmente fallito, perchè fondato su parametri quantitativi che finiscono con il premiare chi è più furbo, non chi è più bravo. Sono state prodotte enormi quantità di scartoffie, linee guida, procedure, protocolli, griglie, resoconti. Ma questo lavorio ha solo sottratto tempo all’assistenza e alla cura dei pazienti. Se è questa la qualità, se è questa la meritocrazia, allora preferisco pensare ad altri rimedi, ad altri meccanismi organizzativi.
    Il problema è che si sta aziendalizzando il nostro mondo. In troppi vorrebbero mettere il mercato al posto di Dio. Mi permetterai di dire: no grazie.

    omniaficta

    15 giugno 2007 at 15:18

  3. Auspicare un approccio multidisciplinare, diffondere l’idea di cultura generale, far studiare etica ai medici e magari fisica e biologia agli insegnanti di lettere, tutto ciò è ben diverso dal sostenere la centralità della cultura umanistica, non si capisce su che basi.
    Nel basso medioevo, per gli amanuensi era prioritario studiare i classici e la grammatica perché dovevano recuperare l’uso del latino e del greco, cioè le lingue in cui era scritta la bibbia. Studiavano Virgilio turandosi il naso (vedi Agostino), l’unico motivo che li spingeva a studiare cose che ritenevano frivolezze era padroneggiare le lingue delle sacre scritture.
    Oggi le classificazioni stanno saltando, una delle più belle lezioni di evoluzionismo le ho ascoltate da Telmo Pievani, un filosofo che non ha disdegnato di lavorare fianco a fianco con genetisti e antropologi. B Russell era anche un matematico.
    A mio parere non si tratta di idealizzare il mercato. Converrai con me che quando una persona chiede ad un altra “ma tizio è un buon medico?” oppure “ma caio è un buon insegnante?” entrambi sanno perfettamente di cosa stanno parlando. La triste realtà è che un capomastro può scegliere i muratori migliori, il direttore di una banca può scegliere gli impiegati più affidabili, il direttore di una scuola britannica può scegliere gli insegnanti migliori e pagarli quanto meritano, se ha i fondi. In Italia tutto ciò è guardato con sospetto.

    ferrigno

    15 giugno 2007 at 16:36

  4. Che i confini tra discipline siano sempre più attraversabili se non abitabili non giustifica, in effetti, alcuna centralità di una disciplina in particolare. Tuttavia, con cultura umanistica io mi riferisco all’insieme di scienze umane, di pratiche artistiche e di discipline critiche che elaborano un sapere “qualitativo” che è alla base dei significati fondativi e dinamici di individui, gruppi, società. Che posso dire? A me tutto questo sembra centrale, centralissimo. E non ci vedo, in questa rivendicazione, l’anacronistico e suicida tentativo di svalutare la ricerca scientifica. Nel mio piccolo, so cosa vuol dire fare ricerca e ne ho la massima considerazione. Ma la ragione deve ingaggiarsi anche nel campo “umanistico”, perchè è lì che si forma il significato della realtà socialmente condivisa.
    Quanto all’impossibilità di scegliere “i migliori” nel belpaese, hai ragione. Ma perchè accade? La spiegazione che mi sembra più fondata è la seguente: in Italia, se direttori e capomastri potessero scegliere LIBERAMENTE, assumerebbero solo i parenti, gli amici, i parenti degli amici e così via. Il familismo è la tomba della meritocrazia. Nei paesi anglosassoni, all’inizio dell’adolescenza, esci di casa, cominci a farti una tua vita e devi dimostrare quello che vali (in genere). Sono proprio due mentalità opposte. Per cambiare, occorre perciò una battaglia culturale e, ci crederesti?, “umanistica”.

    omniaficta

    15 giugno 2007 at 22:52

  5. Lo sapevo e me lo sono perso. Mi sa però che lo posso sentire direttamente sul sito di LA7. Vedrò. Poi, forse, dirò.

    pessimesempio

    16 giugno 2007 at 19:40

  6. @ pessimesempio. Mi interessa molto il tuo parere e non solo sul tema della scuola, ovviamente.
    Se hai tempo, vai a vedere sul sito di Genna “tutto quello che non ha potuto dire in TV”. Merita.

    omniaficta

    16 giugno 2007 at 23:39

  7. Ho appena scaricato il testo di Genna. Adesso lo leggo. A presto.

    pessimesempio

    17 giugno 2007 at 15:20

  8. Grazie per la segnalazione, vado a leggere anch’io: si sa che in tv non c’è mai tempo per dire le cose per bene.
    Per quanto riguarda la cultura umanistica, be’, se ne dai una definizione talmente allargata, allora sono d’accordo.

    ferrigno

    18 giugno 2007 at 12:54

  9. Ho scelto di scrivere qualcosa su genna e la scuola nel blog. Non ne sono molto soddisfatta, mi pare un po’ confuso, ma sono due giorni che cerco di cavarne fuori qualcosa e credo di non riuscire a fare di più. Ovviamente faccio riferimento al tuo post. Ciao.

    pessimesempio

    18 giugno 2007 at 16:47

  10. […] motivo per mettersi a guardare il programma. Poi sono uscita e l’ho perso. Me lo ha ricordato Omniaficta e così sono andata sul sito di Genna e ho letto il suo intervento su alcuni degli argomenti del […]

  11. @ ferrigno. Sono contento di aver dissipato un possibile malinteso. A volte una definizione aiuta il dialogo. A volte.

    omniaficta

    18 giugno 2007 at 22:41

  12. Scusate se intervengo di nuovo. Avevo saltato il passo della discussione sulla cultura umanista e ora vorrei dire la mia. Qualche anno fa nella scuola dove insegnavo ci furono due corsi di aggiornamento, organizzati da un insegnate di inglese e dalla sottoscritta, in collaborazione con l’università di firenze, in cui esplicitamente si diceva che all’interno della scuola e nell’educazione, non dovrebbe più esistere una distinzione tra materie scientifiche e materie cosiddette umanistiche, perchè di fatto una distinzione del genere è del tutto arbitraria e fuorviante. In effetti, a pensarci bene, si tratta comunque di formazione dell’individuo, prima di tutto, e poi non credo che ci siano delle specificità così nette, tali da permettere un solco tra i vari gruppi disciplinari. Anche perchè è così che si è creato l’equivoco di una presunta razionalità e oggettività della scienza opposta ad una soggettività marcata e una tendenza all’immaginazione che sarebbe esclusiva delle materie di tipo umanistico. Qualche giorno fa sono andata a sentire una conferenza di Bruner, che ha detto una cosa interessante, mi pare, e cioè che sarebbe bello che anche gli “scienziati” insegnassero la loro materia come una narrazione, perchè la storia della scienza è anche narrativa. Osservazione che mi sembra abbia delle belle implicazione (anche se certo non è nuova). Questo è quello che volevo dirvi. Magari è anche un po’ fuori tema, ma avevo dimenticato di postarlo prima. A presto.

    pessimesempio

    20 giugno 2007 at 15:30

  13. @ pessimesempio.
    Le differenze ci sono, differenze d’oggetto e di metodo, teoriche e pratiche, storiche e ideologiche. Questo non vuol dire che ognuno debba andare per la sua strada, pensando poi di essere il migliore. La centralità delle humanities non è questo.
    Tutti i saperi meritano rispetto e vanno portati avanti, non senza un certo spirito agonistico e polemico. Ma confrontarsi, trovare linguaggi comuni, litigare, richiede la consapevolezza delle distinzioni disciplinari assieme al coraggio di pensarne il superamento.

    omniaficta

    22 giugno 2007 at 10:52


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