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I am the Blogger

with 3 comments

I am the people – the mob – the crowd – the mass.

Carl Sandburg

 

A volte ritornano. Sono i post polemici, sul filo del cazzeggio o della seriosità, contro i blogger che scrivono di tutto, che fanno i recensori o, peggio, gli Scrittori. Non metto i link perchè sarebbe un’inutile auto-eteropromozione. Qui mi interessa solo dire due o tre cose semplici sulla questione. Se ne parla da anni ma sembra che occorra ritornare sull’argomento.

Piccola premessa. La “blogosfera” è un ambiente di relazioni testuali, visive, conversazionali; un ambiente aperto, caotico, complesso. Una prima conseguenza di questo fatto è l’impossibilità di fare impunemente generalizzazioni. Perciò una qualunque affermazione può essere sostenuta con esempi adeguati, ma anche l’affermazione opposta. Questo non mette certo i blog al riparo dalla critica, ma per colpire nel segno dovrebbe essere specifica. Altrimenti si rischia di scivolare in un crinale ermeneutico simile a un delirio.

Veniamo al punto. Una delle critiche generiche più frequenti è questa: i blogger scrivono di quello che non conoscono. Sarebbe fin troppo facile replicare che se la Melandri scrive un libro sui disturbi alimentari e Odifreddi un libro sul Cristianesimo, allora è un po’ ridicolo chiedere ai blogger di confinarsi in un ambito di competenze riconosciuto. Anche perchè un blog è spesso vissuto come uno spazio di divagazioni ed esplorazioni in cui tentare (nei limiti d’intelligenza, formazione e curiosità che caratterizzano ciascuno) un’apertura alla realtà che valichi rigidi confini disciplinari.

Ma si può anche rispondere a tale critica in modo diverso. Se un blogger, dopo aver visto un film o letto un libro, scrive sull’argomento, in che senso si può accusare d’incompetenza? In fondo, scrive con più o meno perspicacia e cultura di qualcosa che ha visto o letto. Qual è il problema? Esercita un diritto costituzionalmente garantito, si espone pubblicamente a commenti e giudizi, mette alla prova la propria capacità di critica, di fatto facendola crescere in questo modo. Ci lamentiamo che lettori e spettatori hanno poco senso critico, per poi scandalizzarci quando cercano d’esercitarlo? Certo, alcuni blogger si prendono troppo sul serio, altri hanno ambizioni malcelate, altri ancora fanno comunella nel propagandare pregiudizi e superficiali approssimazioni. E allora? Forse non accade lo stesso nei giornali, in TV e persino nell’Università, con ben più gravi esiti?

Un’altra critica può essere così sintetizzata: i blogger sono inaffidabili perchè si nascondono nell’anonimato e, non rivelando i titoli posseduti, si condannano all’insignificanza. Strana critica. Strana perchè un blog anonimo è una scelta e occorrerebbe porsi il problema delle ragioni che ne stanno all’origine. Un blog anonimo si affida al valore dei testi (o delle foto o che altro) e alla capacità di lettura dei visitatori. Può essere un valore alto, medio, basso, ma sta a chi legge saperlo trovare e discriminare. Il blog anonimo è un atto di fiducia nel lettore. Si tratta di una sfida difficile, certo, perchè mancano alcuni strumenti a cui siamo abituati da sempre (troppo abituati?). Strumenti come il nome e i “titoli”, appunto, le conoscenze che orientano e in gran parte possono determinare il giudizio del lettore. Troppo facile però, verrebbe da dire. Perchè non provare a spogliarsi di questi strumenti e a leggere più coraggiosamente, affidandosi alla capacità di valutare il lavoro di un blogger nel tempo sulla base di quello che dice e di come lo dice? Chiunque egli o ella sia. Ma forse è troppo difficile, troppo dispendioso, troppo gratuito. Forse.

 

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Written by omniaficta

21 maggio 2007 a 19:49

Pubblicato su blog, contraddetti

3 Risposte

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  1. io mi domando, qualche volta, se qualcuno noto tra quelli che scrivono, abbia aperto un blog senza il suo nome e cognome. Un “Noto” che scrive nell’anonimato mi incuriosirebbe assai. E ogni tanto lo vado a cercare, ma finora non ho riconosciuto nessuno;-)

    Alessandra

    22 maggio 2007 at 16:49

  2. Sarei curioso anch’io. Per un professionista (diciamo così) sarebbe una sorta di esperimento sul peso che ha la notorietà sulla percezione di un testo. Potrebbe però anche servirgli da “esercizio di riscaldamento”. Oppure da simulazione di un personaggio. Insomma, non sarebbe una perdita di tempo. Però, capisci che scrivere gratis…

    omniaficta

    23 maggio 2007 at 18:21

  3. Che poi c’è qualcuno che ha fatto qualcosa di simile, con lo scopo di misurare le reazioni delle persone. Il violinista Joshua Bell che ha suonato a una fermata della metro.

    Alessandra

    24 maggio 2007 at 22:26


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