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Festa dei lavoratori

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A proposito di questo Primo Maggio, una segnalazione da Fahrenheit di oggi. Luigi Di Ruscio: uno scrittore, un poeta, un emigrante, un operaio. Uno che ha sempre lavorato e scritto, senza mai perdersi d’animo. Una vita bella e completa. Esemplare.

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Written by omniaficta

1 maggio 2007 a 21:38

Pubblicato su segnalazioni

3 Risposte

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  1. Poesia pubblicata
    nella prima pagina di Liberazione
    10, 11 febbraio 1008:

    le radici riguardano
    solo il mondo vegetale
    gli uomini camminano
    volano
    si perdono e si ritrovano
    strapiantano e godono
    cercano nuovi pianeti abitabili
    vogliono lasciarci
    sparire

    Luigi Di Ruscio

    23 febbraio 2008 at 11:32

  2. Grazie per questi versi (e per averli ripubblicati anche qui). Spero di avere occasione di riparlare delle sua poesia.

    omniaficta

    23 febbraio 2008 at 17:07

  3. Mi alzo alle cinque del mattino, ecco la fabbrica, il reparto che richiede una frenetica mobilità sino a farmi crollare per lo sfinimento, tenere in movimento tre trafilatrici, correre da un punto all’altro della crisi dei fili, poi di corsa a casa in bicicletta mettere subito in movimento la macchina da scrivere oggi bene ripulita con l’alcol denaturato ed è bella anche a vedersi, azzurrina come è e dopo aver fatto lo schiavetto tutto il giorno eccomi davanti ai verbi, riferire le notizie della nostra brutalizzazione, i disoccupati, gli esclusi dall’inferno quotidiano si disperano, reclamano un posto in questi gironi infernali, ecco le poesie dirette solo a chi ha raggiunto un alto grado di alfabetizzazione e solo un minimo grado di brutalizzazione, poesie da spedire ai complici della congiura poetica, riferire il grado della nostra pericolosità, e quando raccontavo ad un cieco dalla nascita tutto quello che vedevo io riuscivo a vedere meglio, riferire il grado raggiunto del nostro complotto poetico, esprimere il massimo delle rivelazioni con un linguaggio il più ludico possibile, un linguaggio che dovrebbe essere anche irrisione dei linguaggi aulici, autorizzati, come se il vedere fosse possibile solo attraverso una grazia gratuita data disinteressatamente essendo tutti peccatori e non meritano che l’inferno della cecità.

    Luigi Di Ruscio

    1 marzo 2008 at 10:24


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