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Le paure di una quasi-romanziera

with 2 comments

Leggete questo post, per favore, e ditemi se non è strano, inusuale per il livello del blog. Con una logica piuttosto allentata, la Jones interpreta intenzioni e generalizza estremizzando, in spregio di ogni coerenza sia pur minima. Quando si cerca di comprendere il significato, il movente, il contesto di un’azione è lecito ricorrere ai materiali di cui si dispone; non potendo parlare con l’omicida-suicida si cerca di ricostruire la sua storia “sulle fonti”, anche attraverso i suoi scritti e tanto più a ragione in quanto non si tratta di un genio della letteratura. Niente di strano, dunque. Ma si può fare un discorso più generale.

Cara signora Jones, come Lei sa, esiste anche una critica psicoanalitica. Già Freud si sforzò di ipotizzare un discrimine netto tra opera d’arte e sintomo (vedi il confronto tra Hauptmann e Ibsen), ma in seguito nessuno ha mai confuso i due piani. Né Debenedetti, né Rella, né Orlando, né Bodei (solo per citare qualche studioso italiano fra i tanti). Certo, ci sono gli psichiatri da rotocalco o da salotto televisivo, gli indefessi commentatori della cronaca e del costume. Spesso farebbero una miglior figura a tacere, in questo posso essere d’accordo con Lei. Ma i veri pericoli per la Letteratura e l’Arte non vengono mica da questi verbosi strizzacervelli. E guardi, nessuna autentica vocazione artistica si fa soffocare da ottuse famigliole-tipo. Anzi, quasi tutti i più grandi ne hanno avuto una.

Le vere paure sono altrove, dico bene? 

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Written by omniaficta

22 aprile 2007 a 14:07

Pubblicato su contraddetti, psichiatria

2 Risposte

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  1. Riusciresti ad essere più chiaro?
    Non riesco a capire quello che dici.
    Forse in questo caso non ha nessuna importanza capire.

    luigi di ruscio

    28 aprile 2008 at 07:05

  2. Come a volte succede, i link presenti nel testo non funzionano e quindi i riferimenti che avrebbero chiarito il discorso non sono più visibili. Mi dispiace, ma dopo un anno anche la vis polemica può apparire “criptica”. In realtà, volevo in qualche modo rassicurare BabsiJones, una scrittrice attesa alla sua prima prova importante, a non temere una lettura “psicopatologica” dei suoi scritti, quanto piuttosto la mancata cura di sé stessa e del proprio lavoro. Quello che è successo in seguito (l’insuccesso del suo libro e la scomparsa dalla scena pubblica della scrittrice) mi dice che la mia maldestra critica aveva qualche ragione.

    omniaficta

    28 aprile 2008 at 12:19


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