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Archive for Marzo 2009

Critica della ragion virtuale

con 3 commenti

Sul sito dell’editore Il Pensiero Scientifico c’è un’interessante intervista al rianimatore Giuseppe Gristina, un medico che ha aperto un blog con un collega, divulgando una lettera aperta sul dibattico bioetico e politico e cercando così di aggregare una parte del fronte “laico” su temi delicati (ad esempio, stato vegetativo e nutrizione artificiale). Nell’intervista affronta il tema dell’uso del blog per la discussione e la promozione di idee, sia scientifiche che politiche. E appare scettico e deluso.

Ora, se andate a leggere il blog, vedete subito dove sta il problema e dove nasce la delusione. Per dirlo brutalmente, non si tratta affatto di un blog. C’è la lettera aperta, la pagina di adesione e una serie di corposi commenti. Fine. Non ci sono altri post e non ci sono link. In altre parole la delusione nasce dal fatto di non aver sfruttato correttamente lo strumento che viene offerto dal blog.

Dice il dr. Gristina nell’intervista: “Accade che più blog intervengano su un tema condividendo la medesima idea. Se si unissero avrebbero un maggiore impatto. Al contrario accade che A, B e C pensano la stessa cosa e, invece di convergere in una quarta unità D, procedono ciascuno per la propria strada, senza riuscire ad ottenere quella massa critica, che è essenziale per passare a un piano superiore per espandere quanto più possibile il tuo pensiero.”

Sarà vero? Occorre veramente puntare ad una massa critica? Dipende, è chiaro. Per fare politica (in senso ampio) può essere necessario, ma per fare pensiero non serve. Certo, occorre darsi da fare e navigare e commentare e scrivere e postare. E occorre stare ben dentro la relazione che si crea attraverso il blog. La diffidenza verso il “virtuale” (un po’ anacronistica, per la verità) che emerge dall’intervista è il principale ostacolo verso un uso efficace del blog. Si tratta di un atteggiamento molto diffuso, non solo tra chi fa fatica ad adattarsi alla dinamicità di internet, ma anche in molti giovani che lo usano abilmente senza capire la sostanza relazionale che rende possibile il pensiero. Più che di massa critica, avremmo bisogno di una capacità critica di massa.

Written by omniaficta

26 Marzo 2009 alle 18:43

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Pensiero magico

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brunetta_crozzaTorno sulle uscite del ministro Brunetta. Un uomo sempre più preso da sé stesso, convinto delle proprie altissime qualità umane e intellettuali. So che a molti piace, perchè sembra deciso e competente. Ma non è proprio così. Quando leggo le sue interviste, mi domando sempre: ma dove vive? In che razza di mondo vive? Certo non nel nostro. Ormai riesce a superare, per indifferenza al ridicolo, anche la parodia di Crozza. Le sue frasi sono: “l’ho detto, l’ho già fatto, ci sto lavorando”. Oggi viene intervistato da Repubblica e dice che la crisi, se di crisi si può parlare, è già finita. Siamo all’alba di una nuova era. La Marcegaglia? È brava, fa il suo lavoro, ma non capisce. Chiede soldi veri? Il governo li ha già dati, anzi, sta per darli, anzi, li darà. Tranquilli. Siamo ben oltre l’ottimismo berlusconiano. Siamo al pensiero magico: se una cosa la penso deve essere reale. E Brunetta pensa, all’Italia e al Mondo. La perla dell’intervista è nel gran finale. Come per i fuochi d’artificio.
“Obama ha stressato il Paese, ha presentato progetti su progetti senza curarsi di seguirne la fattibilità. Così la politica crea il problema, non lo risolve”.
Sta parlando di Obama? Siamo sicuri? Non starà parlando di sé stesso?

Written by omniaficta

15 Marzo 2009 alle 21:26

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La bandiera strappata

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La mobilitazione contro la proposta di legge 1360, “Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra” presentata il 23 giugno 2008 dal PDL, sta cercando di decollare in un clima di indifferenza dei media e di rassegnazione degli italiani che ancora riconoscono alla Resistenza il ruolo di un evento fondativo.

Per chi non conoscesse ancora la proposta 1360, ecco un assaggio della sua volgare mistificazione della realtà, condita da una logica incoerente e da un’incerta sintassi:

“Non s’intende proponendo l’istituzione di questo Ordine sacrificare la verità storica di una feroce guerra civile sull’altare della memoria comune, ma riconoscere, con animo oramai pacificato, la pari dignità di una partecipazione al conflitto avvenuta in uno dei momenti più drammatici e difficili da interpretare della storia d’Italia; nello smarrimento generale, anche per omissioni di responsabilità ad ogni livello istituzionale, molti combattenti, giovani o meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e «imperiale» del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente; altri, maturati dalla tragedia in atto o culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario, si schierarono con la parte avversa, «liberatrice», pensando di contribuire a una rinascita democratica, non lontana, della loro Patria. Solo partendo da considerazioni contingenti e realistiche è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale, oramai lontano, eredità amara di un passato doloroso, consegnato per sempre alla storia patria. Questo progetto di legge è coerente con la cultura di pace e di pacificazione della nuova Italia, post-bellica, repubblicana e democratica; memore delle distruzioni morali e materiali provocate dal conflitto mondiale; orgogliosa della rinascita operata dalla laboriosità del suo popolo; rinnovata nelle istituzioni di una classe dirigente espressa per la prima volta dal popolo, libero e sovrano; consapevole della necessità di rimarginare le ferite di un passato tragico e cruento nell’interesse dell’intera collettività. Per queste considerazioni, attribuiamo al progetto di legge in esame un forte valore simbolico e sociale, che valga a superare tutti gli steccati ideologici che hanno reso difficile per troppi anni la possibilità di riconoscere socialmente i meriti e il sacrificio di coloro che hanno combattuto consapevolmente per il Tricolore; ad essi, dopo oltre sessanta anni dalla fine della guerra e nel sessantesimo anniversario della nostra Costituzione, il Parlamento italiano, per motivi di equità e di giustizia, deve tributare un riconoscimento analogo a quello concesso ai cavalieri di Vittorio Veneto.”


Ovviamente questa proposta è un attacco senza precedenti alle stesse basi ideali e simboliche della nostra Repubblica. La Resistenza non è stata tutta eroismo e limpidezza cristallina degli ideali, ma non è questo il problema. La Resistenza, come tutte le azioni umane, ha luci ed ombre. Resta il fatto che è stata la base “formativa” della nostra democrazia. La prima democrazia che l’Italia abbia avuto ha le sue radici in quella lotta. Anche per questo non si può accettare la “pari dignità” tra partigiani e repubblichini.

Per saperne di più, c’è il sito dell’ANPI.

Written by omniaficta

1 Marzo 2009 alle 13:32