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Archive for Febbraio 2008

Un blog non è un diario

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… e nemmeno una casa, una vetrina, una piazza. Il blog non è paragonabile a niente, potenzialmente è una dimensione inaudita della presenza mediata. Una dimensione che ci restituisce l’esperienza dell’esposizione, dell’essere esposti linguisticamente. Solo il blog che fa questa esperienza è inaudito. Tutto il resto è fuffa o informazione o strumentale esibizione di talento o rappresentazione di un sé parziale, eccetera (cose tutt’altro che secondarie e insignificanti, sia chiaro).
Qualcuno potrebbe dire che la scrittura non “espone”, non abbastanza, che non è affatto un volto ma solo una comunicazione. Non condivido questa idea. Perché confonde una difficoltà di riconoscimento (che è anche una difesa dall’impressione di scandalo che suscita) con una intrinseca impossibilità. Ma se il linguaggio-volto si può veramente realizzare, pur essendo un apparente paradosso, è solo per merito di un altro paradosso, quello che è stato chiamato l’intimo-pubblico. Che cos’è? Ma ancora prima, esiste? Provo a rispondere, per ora, solo a questa seconda domanda con due citazioni che sembrano particolarmente adatte a focalizzare il ”luogo” di una dimensione intimo-pubblica.
Citazione 1: “(…) la comparsa del linguaggio e di tutto il contesto sociale dell’uomo, genera questo fenomeno inedito – per quello che sappiamo – della mente e della coscienza di sé, come l’esperienza più intima dell’essere umano” *.
Citazione 2: “la coscienza e la mente appartengono al dominio di accoppiamento sociale ed è lì che si realizza la loro dinamica” *.
* H. Maturana, F. Varela: L’albero della conoscenza. (traduzione di G. Melone). Garzanti 1987. I corsivi sono miei.

Written by omniaficta

15 Febbraio 2008 alle 11:08

Barocchistmi

con 3 commenti

A volte, dopo interminabili indecisioni sul da non-farsi, mi prende un’improvvisa voglia di vecchie letture. Vorrei rileggere qualcosa che mi segnò un tempo, nemmeno ricordo quanto lontano; ad esempio, ritrovare lo sciocco me stesso che sperava di conquistare un cuore traducendo un sonetto di Henry King. Magari quello dove si legge: “By sad experience I have found / That her perfection is my wound”.
A volte, mi piace invece ritrovare il fremito raggelato e distanziante delle clessidre e delle rose di Quevedo. Oppure, quasi quasi m’immergo nei sonetti di Sor Juana Ines de la Cruz, gioielli d’intelligenza emotiva che tolgono il fiato. Ma forse al mio umore s’addice di più Camoes, che perse tutto (e non era poco) ma non la capacità di sentire una lontana felicità. A un tratto mi torna in mente un verso e un nome. Niente di più. E non so dire come e perché, ma ascolto l’incerta voce come se avessi compreso qualcosa di noi e del nostro autentico desiderio. “Du seist die Schonheit dieser Welt” è il verso. Johann Christian Gunter è il nome.
In realtà, tutto questo non succede quasi mai, anche se qualcosa vuol dire.

Written by omniaficta

8 Febbraio 2008 alle 16:16

Pubblicato in letteratura, microbiografie

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Stasera non esco

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C’è Marco Paolini. Su La 7.

Written by omniaficta

1 Febbraio 2008 alle 16:04