Beowulf
Non ho niente da dire sul film. Non l’ho (ancora) visto. Però posso scrivere due cose sul libro. Già. Il libro l’ho letto. Per la precisione nel 2004. Quanti possono dire altrettanto? (Non è bello iniziare con una stupida vanteria, ma concedetemelo per una volta). Una scelta eccentrica? Forse. Non mi è chiaro, in effetti, come uno che non si occupa di letteratura inglese medioevale decida di leggersi questo testo. Ma lasciamo queste digressioni per un’altra occasione. Il libro in questione è un volume splendidamente curato da Giuseppe Brunetti per la collana Biblioteca Medievale di Carocci Editore. Contiene il testo originale (3.182 versi alliterativi), la traduzione italiana in versi, un’ampia introduzione, note, bibliografia, indici, tutto un apparato che rivela anche al lettore inesperto la complessità e la bellezza di quest’opera. Il Beowulf è un poema affascinante. Non si sa bene da chi e quando sia stato composto, comunque tra il 700 e il 1000, e contiene riferimenti storici riconoscibili, ma nel contesto di un intreccio di narrazioni che costituisce una trasfigurazione immaginaria di vicende senza tempo. Racconta di re, popoli, guerrieri, di mostri e draghi, di violenze, doni e gioie, di faide, tradimenti e amicizie. Come conclude Giuseppe Brunetti, “è elegia sulla labilità esistenziale e storica di individui, stirpi, nazioni”. Un opera che contiene una così profonda consapevolezza della fragilità umana, dell’inevitabilità del conflitto, della necessità di un’etica delle virtù, forse era destinata a rimanere una lettura per pochi. Come l’epopea di Gilgameš o altri pochi testi capaci di rappresentare eterni dilemmi e traversie della nostra condizione. E anche il film (che non è nemmeno il primo sul Beowulf, anzi, solo negli ultimi anni è già il terzo) non condurrà più di tanto alla lettura del poema. Chi prende in mano questo libro può facilmente esserne respinto. Perchè bisogna ben avere qualche strumento culturale per apprezzarlo. E sapere che il piacere di leggere è fatto anche della fatica di comprendere e di immaginare.
sì è raro che la gente abbia letto il libro e non abbia visto il film! di solito è il contrario!
io comunque né l’uno né l’altro per ora, ma conosco la saga ed è affascinante e credo anche molto di moda e ben vendibile ai giorni nostri. un saluto!
zop
6 Dicembre 2007 alle 11:24
Ai giorni nostri, caro zop, abbiamo più mostri che eroi. Forse per questo piacciono le storie in cui questa eterna lotta sembra avere un senso (metaforico) e un epilogo felice (temporaneamente).
omniaficta
6 Dicembre 2007 alle 23:47