Written by omniaficta
12 Novembre 2007 a 13:11
Pubblicato in blog, contraddetti
Taggato con blogosfera, Time, Information Age, illusion, 2007
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Conservo quel numero come una reliquia.
Nel frattempo, da me nel commentario (in questo commento e in quelli precedenti) stavamo giusto parlando di un senso di disagio (di espropriazione?) che ha a che fare con l’illusione di cui sopra.
untitled io
12 Novembre 2007 alle 19:11
Non vorrei essere frainteso. L’illusione non è del tutto negativa. Bisogna farci i conti, magari anche sbattere la faccia contro una realtà che non corrisponde a un certo immaginario. Però si può ancora fare molto in internet, con scelte difficili, con slanci creativi, con idee non convenzionali.
Forse è arrivato il momento di ripartire proprio da quella illusione.
omniaficta
13 Novembre 2007 alle 22:20
in altre parole potremmo dire che dovremmo smetterla di fare i calimeri piccoli e neri?
e una domanda allora: una volta accettata la sfida, secondo te sarebbe meglio procedere insieme, oppure ognun per sé? Rifletto (semplificando rudemente): se l’unione-fa-la-forza porta dritto dritto a sto social network che tanto ci sta rompendo le palle, e da solo ndo vai, come si fa? Forse l’unica sarebbe studiare altri tipi di network, basati su logiche inedite. O perfino inaudite. Dei flash-network, per esempio: il network appare, scompare, riappare diverso e con regole diverse…
Boh non so, sto buttando lì. Forse tutto questo già avviene in qualche modo, e noi siamo solo troppo pigri o troppo stanchi. Forse non siamo più scattanti e all’erta come dovremmo. Tu hai un’idea… tonificante?
untitled io
14 Novembre 2007 alle 00:43
A me sembra molto tonificante, intanto, non farsi prendere dalla prescia e dall’esigenza di scacciare l’horror vacui con il volontarismo azionista. I flash network mi fanno venire in mente quel movimento, come si chiamava? nato un paio di anni fa e durato lo spazio di un mattino (molto flash, in effetti), in cui tanti, richiamati via mail o via sms, si ritrovavano a fare qualcosa di demenziale tutti insieme in un sol luogo. L’ultimo flash di un moto avanguardistico che ci vuole tonificati e all’erta ogni tot tempo (sempre più breve il tot) da un secolo in qua, oramai.
E poi di flash network è piena la rete. Effe, per esempio, ne ha sfornato uno proprio l’altro ieri.
Ma perchè abbiamo sempre bisogno dell’evento? E’ così difficile star dentro a un processo? A dir la verità c’avrei pure le risposte ma mi limito alle domande.
caracaterina
14 Novembre 2007 alle 17:37
[...] Ma perchè abbiamo sempre bisogno dell’evento? E’ così difficile star dentro a un processo? [...]
Scritto di là « VAGHE STELLE DELL’ORSA
14 Novembre 2007 alle 17:45
Mica parlavo di evento. Collegare immediatamente “network” a “evento”, questo sì mi pare un automatismo.
Io pensavo a una specie di cantiere permanente invece, dove chi lavora può anche avvicendarsi o scambiarsi di mansione, dove il lavoro da fare è così chiaro che non è più così importante la figura del Genio Organizzatore. Più o meno.
untitled io
15 Novembre 2007 alle 11:41
Ma bisogna che il lavoro sia così chiaro. E poi io ho voglia di riflessioni silenzi guardare. Non voglio più correre.
pessimesempio
16 Novembre 2007 alle 09:38
anch’io – autonomamente – pensavo ‘qualcosa del genere’: però più che ragionare sui network e i modi, forse è davvero tempo di pensare ai contenuti, alle idee, al fare.
ovvero: internet può cambiare il mondo (non solo in senso strettamente economico)?
lo ha cambiato?
qui: http://milanoromatrani.wordpress.com/2007/11/17/e-se-stessimo-sprecando-internet/
e.
enpi
19 Novembre 2007 alle 18:17
sì, enpi, internet ci ha già cambiati. E quello che scrivi mi piace, rimane molto da fare e da pensare, anche per non lasciare a certe derive mercantili il monopolio dei “contenuti”.
omniaficta
19 Novembre 2007 alle 22:56
è che il soldo, per ora, ha vinto.
in tutto e per tutto.
anche qui (qui=rete e non qui=tuo blog)
e.
enpi
20 Novembre 2007 alle 13:44
e ora che son passati quasi due anni suonati, di queste belle idee che leggendole così come son scritte, nè più nè meno, parevano così “urgenti”, che ne è stato? mi verrebbe da chiedere e da chiedermi se al tempo d’oggi che siam rimasti in quattro gatti o giù di lì, l’urgenza e la necessità ci sia ancora, se mai c’è stata, o se di essa sia rimasta solo una fiacca traccia, per non dir di peggio. salut. chissà se qualcuno risponderà. arisalut. sara
ferrugnonudo
22 Giugno 2009 alle 21:57
sto sempre lì a far le pulci alle carcasse secche. è la mia specialità. animarmi quando la festa è finita. così, solo per dare due direttive autobiografiche.
ferrugnonudo
22 Giugno 2009 alle 21:59
@ ferrugnonudo Viviamo di illusioni, di speranze e di progetti. Poi la realtà (e anche la virtualità) ci sconfessa, ci smentisce o ci sorprende. Facciamo del nostro meglio e nemmeno sempre, ci proviamo comunque a usare un po’ il cervello. A volte queste intenzioni fanno sorridere o ridacchiare. Non importa.
Quanto alle “carcasse secche”, mi pare che tu abbia qualche ragione. Se “fai le pulci” magari vuol dire che non sono morte come può sembrare. E la festa, forse, non è finita.
Grazie. Non ci crederai, ma questi commenti mi hanno fatto piacere.
omniaficta
23 Giugno 2009 alle 19:38
sì anch’io continuo a pensare/sperare che la festa non sia ancora finita. ecco il perchè di tanta ostinazione. ciao e grazie della risposta. sara.
ferrugnonudo
23 Giugno 2009 alle 22:50