Dice l’amore
Ho comprato un libro per una poesia in copertina. L’ingannevole sineddoche delle copertine della bianca Einaudi, sapete. Una poesia non dice tutto, ma sono portato a crederle. Mi sembra una promessa, a volte non mantenuta. Il libro è quello di Erich Fried, È quel che è (sottotitolo: poesie d’amore di paura di collera), tradotto da Andrea Casalegno e introdotto da Luigi Forte. Alla fine mi ha un po’ deluso. Ma non sono pentito. Perchè la poesia in copertina è questa.
Was es ist
Es ist Unsinn
sagt die Vernunft
Es ist was es ist
sagt die Liebe
Es ist Unglück
sagt die Berechnung
Es ist nichts als Schmerz
sagt die Angst
Es ist aussichtslos
sagt die Einsicht
Es ist was es ist
sagt die Liebe
Es ist lächerlich
sagt der Stolz
Es ist leichtsinnig
sagt die Vorsicht
Es ist unmöglich
sagt die Erfahrung
Es ist was es ist
sagt die Liebe
Quel che è
È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore
È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore
In effetti Fried ha incantato anche me. “E’ quel che è” risulta essere la più interessante della raccolta, nelle altre si perde un po’…ma vale. Quella raccolta ha vendito parecchio, da noi…
ciao
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apolide ti invita a visitare il suo BLOG
apolide
17 Ottobre 2007 alle 14:17
Sì, è (in Italia) una scoperta tardiva ma importante, anche per quello che dice di autentico su una stagione che rimane “attuale” e su percorsi biografici che sembrano datati, e invece hanno molto da insegnare.
Comunque, ho visitato il tuo blog (come da invito).
ciao
omniaficta
18 Ottobre 2007 alle 14:48
“fu quello che fu”
E’ una canzone di Battiato. Più emozionante (per me) di questa poesia.
untitled io
19 Ottobre 2007 alle 12:32
Non la ricordo proprio. Comunque, la poesia in questione non è poi così emozionante. Mi piace perchè dice direttamente la cosa, il pensiero, con un’economia di mezzi (anche retorici) veramente rarissima. Suona come una verità non banale.
omniaficta
19 Ottobre 2007 alle 15:02
Ah! questo passato dove il mio rifugio presso di te
fu quello che fu,
dove la polvere più pura sulla tua soglia,
fu quella che fu.
Duri come pietre come due amici eravamo insieme.
Preso del tuo cuore ho detto che il nostro legame
fu quello che fu.
Irragionevole, non ci poteva niente,
non potevo immaginarmi senza.
La follia fu quella che fu, fu quella che fu.
L’impero delle parole
la distinzione tra bene e male
la ripida discesa dal cielo alla terra
disperata verso l’incarcerazione
fu quello che fu
la circumnavigazione
i nomi che si diedero alle cose
la gioia e il dolore dell’esistere
l’enigma del consenso
le emozionali imprese della specie
fu quello che fu, tutto fu quello che fu.
Quel che deve ancora avvenire
il sorgere della città di Dio
l’emblema che ci fa forti e sicuri
oppure pazzi e disperati.
Ti gridavo: sono disperso, disperso.
Oh poi naturalmente questa è una canzone e quella è una poesia. Nel senso che qui ci vuole la musica. Sull’economia di mezzi e retorici hai ragione, è un’ATTRATTIVA ormai, in un’epoca così enfatica come questa. Ma nonostante questo: l’amore è già difficile a raccontarsi, se poi pensi di non poterlo raccontare proprio allora non lo fai e basta. Credo. Allora mi emoziona di più la canzone che ti ho copiato perché è più adulta – quella poesia dice di un bambino che punta i piedi, questa almeno racconta di cosa succede puntando i piedi.
Ma che cavolo mi ha preso.
untitled io
19 Ottobre 2007 alle 18:09
Questa poesia, in effetti, non racconta. Dice che tutto, in noi, è “giudicante”; che ci vuole amore per vedere la cosa (o la persona) in sé. Tutti pensano che occorre essere lucidi e distaccati per percepire al meglio qualcosa, ma non è vero. Prendi i sogni…
omniaficta
19 Ottobre 2007 alle 18:56
(era un’estrema resistenza in effetti, maledizione!)
untitled io
19 Ottobre 2007 alle 22:22
In effetti questa poesia avrebbe incuriosito anche me… Ciao Giulia
Giulia
20 Ottobre 2007 alle 16:31
untitled io: “resistere” è un bel verbo, un’azione d’amore, in effetti.
Giulia: avrebbe?
omniaficta
21 Ottobre 2007 alle 22:55
Sì, avrebbe, nel senso se l’avessi visto- il libro- avrebbe incuriosito anche me. E anche me, devo dire. Ma troppe volte l’Einaudi manfrognera ci inganna in questo modo e allora ho preso l’abitudine di scartarli e sfogliarli ben bene e poi, se proprio pare che promettano bene, comprarli. Con quel che costano…
Saluti
pessimesempio
24 Ottobre 2007 alle 17:47
Nel mio caso non era proprio curiosità, direi quasi una folgorazione, un’attrazione un po’ compulsiva. Ma l’ho sfogliato, accontentandomi però di alcuni elementi biografici di Fried a cui sono sensibile: un ebreo “di sinistra” che scrive in tedesco, un tipo impegnato ma non dogmatico, vitale ma non egocentrico. Sono le nostre aspettative a fregarci, a volte, non solo le copertine einaudiane.
omniaficta
24 Ottobre 2007 alle 20:44
Vero, sono le nostre aspettative. Notte.
pessimesempio
28 Ottobre 2007 alle 22:50
ma un libro può prenderci solo così, come una persona, per qualcosa che vediamo fuori, e subito.
mi piacciono quei libri lì, solo di parola nera su fondo bianco, come se fossero tutti lì. e invece non sono mai tutti lì.
ciao omniaficta
manginobrioches
29 Ottobre 2007 alle 11:20
manginobrioches: sono proprio contento di trovare tue parole qui. Anche perchè sono vere. Il libro-persona non è una metafora, è cosa da prendersi alla lettera.
Occorre diventare fondamentalisti della lettura.
(forse esagero?)
omniaficta
29 Ottobre 2007 alle 20:35